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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
andrea 104KG Inserito il - 20/05/2019 : 23:57:24
Come forse qualcuno dei più assidui frequentatori del forum ricorda, ogni tanto mi prende la voglia di scrivere. Ovviamente non sono uno scrittore, neanche lontanamente mi avvicino e scrivo delle storie semplici, prediligendo il genere avventuroso /fantascientifico.
Chiarisco subito che non c'è nessun desiderio di diventare famoso/ricco, non credo proprio di avere la stoffa
I miei 4 libricini sono comunque su Amazon dove tutti e 4 hanno avuto i loro 25 lettori di manzoniana memoria
Chiedo pertanto se può essere interessante e soprattutto se non disturba che il nuovo scritto (man mano che procede) venga pubblicato in anteprima, pagina per pagina su questo forum.
Chiarisco che essendo un hobby otrebbe non avere fine, problemi di lavoro potrebbero rallentarlo per mesi... chissà...
Se avrà un termine finirà su Amazon anche questo....
anticipo che sarà il quinto libro della serie, con qualche collegamento con il libro "la città d'oro" che verrà posto in download gratuito per qualche giorno da Amazon per chiunque voglia capire se interessa.... Ovviamente il post rischia di essere lunghetto quin di chiedo agli amministratori se la cosa è fattibile....
50   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
andrea 104KG Inserito il - 24/06/2019 : 21:36:51
Troppo,troppo buono Mister D! se mi mandi la mail con un pm ti mando il secondo in formato epub, dovrebbero leggerlo tutti i lettori! Purtroopo non posso pubblicarli più lì lo avevo fatto tramite una casa editrice di ebook, ma era più l'immattimento del resto
Mister D Inserito il - 24/06/2019 : 00:46:53
Ho appena finito di leggere "La bomba Zar" su iPad acquistato su IBooks. Me lo sono proprio goduto, è scritto molto bene con dei ritmi piacevolissimi e il giusto intreccio di vicende in parallelo che si rivelano al momento opportuno. Anche dialoghi e descrizioni sono efficaci, in particolare la cura nei dettagli essenziali che caratterizzano un personaggio, come l'abbigliamento o tratti del carattere che li rendono molto realistici. Dai numerosi dettagli presenti nei tuoi reportage fotografici immagino che molto di Andrea sia autobiografico, non so fino a che punto, ma mi piace immaginare che tu abbia realmente una sala computer vintage e che ti diletti tirando con l'arco. Forse collabori anche con qualche organizzazione internazionale, ma è meglio che rimanga un segreto!
Ti chiederei un favore: ti sarebbe possibile pubblicare anche gli altri tuoi libri su ITunes/IBooks di Apple? Sarei felice di acquistarli e soprattutto di poterli leggere sui miei dispositivi IOS nelle pause di lavoro passando da uno all'altro senza necessità di installazione.
Grazie da Marco!
andrea 104KG Inserito il - 19/06/2019 : 00:53:16
Grazie, in questo periodo ho pochissimo tempo per scrivere

Le ultime righe scritte

Proseguirono per altri due km finché videro che si trovavano dietro una fila di abitazioni. Per mezzo del gps individuarono con precisione la casa di Ellen che in realtà era ben riconoscibile perché essendo vuota era l’unica senza nessuna luce ne all’interno ne all’esterno.
Percorsero l’ultimo centinaio di metri molto lentamente, spingendo le bici a mano per evitare qualsiasi rumore. L’ampio giardino era circondato da una bassa staccionata. Vi appoggiarono le biciclette e la superarono agevolmente. Tutto era scuro e silenzioso.
Giunti sul retro della casa per Marco non fu difficile forzare la porta posteriore. Essendo in un villaggio protetto non si temevano certo i ladri e le serrature erano estremamente semplici. La luce della luna e quella proveniente dai giardini vicini che filtrava dalle finestre era più che sufficiente per i loro sofisticati visori notturni, anche all’interno della casa. Si rilassarono, nessuno poteva vederli al buio e neppure sentirli visto che la casa più vicina era comunque a oltre 30 metri.
Si ritrovarono nella cucina. Facendo attenzione a non urtare nulla si diressero verso la porta d’uscita. Entrarono in un ampio locale che occupava quasi tutto il piano terra della casa. C’erano dei moderni divani disposti ad angolo e un tavolinetto basso con sotto un folto tappeto dai disegni astratti. Dietro i divani un ampio tavolo da pranzo circondato da sedie.
Sulla parete di fronte ai divani un enorme televisore piatto e sotto un impianto stereo.
Una scala in legno conduceva al primo e ultimo piano della casa.
“Non vedo computer o altro che possa esserci utile. Saliamo al piano di sopra.” disse Marco.
Al piano di sopra trovano il reparto notte con le camere di Ellen, la camera di Susan e una camera per gli ospiti. Andrea ebbe un tuffo al cuore quando nella camera di Susan trovo un album fotografico. Poteva finalmente vedere sua figlia. Era una ragazzina bionda come la madre ma aveva gli stessi, identici, suoi occhi.
L’album mostrava le foto di Susan da quando era molto piccola fino a una festa di pochi mesi prima. C’erano i suoi compleanni, il suo primo giorno di scuola, le feste di Natale, le vacanze.
Provò una sensazione di rabbia verso Ellen. Quanti momenti belli della vita di sua figlia gli aveva impedito di vivere!
Rimase a guardare le foto per alcuni minuti finché non sentì la voce di Marco che lo chiamava. Scacciò le emozioni che provava meglio che poté e usci dalla stanza. Marco aveva trovato la stanza che Ellen usava come studio. Sulla scrivania c’era un modernissimo pc di ultima generazione e un vecchio portatile di una decina di anni prima.
“Quale dei due usiamo? Chiese Marco.
“Il più moderno, è sicuramente connesso in rete. L’altro non credo che possa essere usato per cose più complesse che esaminare qualche file” rispose Andrea.
Marco percepì una strana tonalità nella voce di Andrea e chiese “Va tutto bene?”
“Si, non preoccuparti. E’ che ho trovato un album di foto nella camera di Susan e provo delle emozioni contrastanti” rispose Andrea.
“Ti capisco ma cerca di calmarti. Siamo qui proprio per trovare Susan” rispose in tono comprensivo Marco.
Fu forse per il suo stato d’animo che Andrea commise un errore. Avrebbe dovuto avviare il computer dopo aver inserito la chiavetta usb contenete i programmi che Arianna gli aveva inviato, in modo che si avviasse dalla memoria esterna e non dal disco rigido del computer. Invece premette il comando di accensione, e dopo alcuni secondi accortosi dell’errore lo spense di nuovo e inserì la chiavetta usb. Sottovalutò il suo operato ma nel frattempo il sensore biometrico dei chip rfid aveva inviato una segnalazione di errore nella palazzina uffici della Mindtech. Il computer di Ellen Carter era stato acceso senza che venisse rilevata la presenza della sua padrona.
Marco e Andrea continuarono ignari dell’accaduto.
“Ci vorranno parecchi minuti perché lo sniffer possa entrare nella rete” disse Andrea. Si alzò dalla poltroncina e si diresse verso la porta finestra che dava sulla terrazza. Guardando fuori vide un grande cespuglio di rose.
Dopo aver controllato che il terrazzo era orientato sul retro della casa e quindi non visibile dalle altre abitazioni Andrea aprì la porta e uscì sulla terrazza.
Si avvicinò al grosso vaso con la pianta di rose. “Che peccato che nessuno curi più questa bellissima pianta” pensò Andrea e per istinto si mise a strappare le erbacce che crescevano nel vaso sotto la pianta.
Tirando i fili d'erba che crescevano nel sottile strato di terra sopra il vasetto seppellito da Ellen si staccò una zolla di terra lasciando scoperto il vasetto.
Andrea notò il luccicare del vetro e incuriosito lo estrasse dal terreno. Lo scosse e sentì un tintinnio.
Tolse il coperchio e con stupore vide che dentro c'era una pennetta Usb.
“Guarda cos'ho trovato seppellito sotto la pianta di rose” disse rientrando nello studio.
“Una memoria Usb? Sotto una pianta di rose?” disse Marco stupito.
“Già per averla nascosta in questo modo deve contenere dei segreti importanti. Utilizziamo il vecchio portatile per esaminare il contenuto” e così dicendo accese il vecchio pc.
Cominciarono a vedere le fotografie e i documenti risalenti agli anni 50 e 60 del secolo precedente relativi al progetto mk ultra.
“Sembra un archivio dei vecchi esperimenti della CIA per controllare la mente e produrre il perfetto killer manciuriano” disse Marco.
“Già, qualcosa è emerso ma la maggior parte dei documenti fu distrutta dalla CIA all'inizio degli anni 70. La vastità di questo archivio però mi fa pensare che qua dentro ci siano tutti o perlomeno molti dei documenti andati distrutti. Qui però c'è anche molto altro materiale più recente” rispose Andrea.
Cos'è quella cartella “progetto doppio?” chiese Marco.
“Proviamo a vedere” disse Andrea cliccando sulla cartella.
Dentro c'era tutto, i progetti dei sotterranei, la spiegazione del backup della memoria, le fotografie della sala della rinascita. Per parecchio tempo nessuno dei due parlò ma rimase concentrato nella lettura veloce dei vari documenti.
“È incredibile qui parla di clonazione umana con tanto di trasferimento della memoria nei nuovi cloni. Ho in mente una sola persona in grado di poter compiere un'operazione del genere” disse Andrea allontanandosi dal monitor e stiracchiandosi un po’.
“Già, ma Lui dovrebbe essere morto in Brasile 4 anni fa. Inoltre era molto vecchio e tenuto in vita da delle macchine” rispose Marco.
Un bip bip proveniente dal moderno computer collegato in rete li distrasse.
“Lo sniffer ha trovato la password della rete. Proviamo a cercare se ci sono informazioni su Susan” disse Andrea spostando l’attenzione verso il vicino monitor. Bastò digitare “Susan Carter” perché comparisse un atto di affidamento ufficiale a una struttura per minori vicino Santa Clara. La struttura sembrava essere collegata alla Mindtech che contribuiva al suo funzionamento versando annualmente notevoli somme.
“A quanto pare non è al villaggio per cui è inutile restare qui” disse Andrea.
“Ma i sotterranei… la clonazione, non ti viene voglia di dargli un'occhiata?” chiese Marco.
“Mi spiace, non mi sento responsabile per tutti gli scienziati pazzi esistenti al mondo. Di fronte a mia figlia poi, non contano assolutamente nulla.” rispose Andrea.
Dopo un attimo di riflessione Marco rispose “In effetti non so darti torto, anch’io non ho una gran voglia di andarmi a cercare guai. Riprendiamo le mountain bike e andiamocene. Abbiamo ancora un paio d’ore di buio, più che sufficienti per allontanarci in tranquillità”
Spensero i computer, cercarono di cancellare ogni segno della loro intrusione rimettendo tutto esattamente come l’avevano trovato e scesero al piano di sotto, verso l’uscita posteriore della casa.
Appena usciti nel giardino e richiuso la porta della casa una forte luce li illuminò e una voce gridò “Mani in alto. Non fate movimenti bruschi o apriremo il fuoco”.
Miky75 Inserito il - 18/06/2019 : 17:08:07
Bravo Andrea ho letto gli ultimi 2 paragrafi
andrea 104KG Inserito il - 13/06/2019 : 00:34:08
Le ultime cose scritte

L’assalto al villaggio
Il giorno successivo Marco e Andrea partirono di buon mattino in mountain bike elettrica per visitare i dintorni del villaggio.
La collina su cui sorgeva il Mindtech Village distava una ventina di km da Los Olivos, li percorsero in tranquillità in circa un’ora. Fecero finta di essere tranquilli turisti che facevano una passeggiata in campagna per vedere i famosi vigneti della California. Non si avvicinarono al villaggio ma salirono sulla collina vicina e usarono dei potenti binocoli per osservare la zona.
“Il torrente che scorre ai piedi del villaggio è asciutto” disse Marco, mentre osservava col binocolo, e continuò “Penso che non sarà difficile risalirne il letto”
“La zona è veramente impervia e lontana dalle strade, è quasi impossibile che ci veda qualcuno, dubito anche che abbiano messo telecamere in quel punto. Rimanderebbero solo l’immagine di un fossato. Oltretutto ci andremo di notte” rispose Andrea.
“Ci conviene caricare le mountain bike sul pick up e raggiungere quel ponte.” disse Marco indicando con il braccio alzato un piccolo ponte che attraversava il ruscello a circa 5km a valle dal recinto del villaggio. “Da lì scaricheremo le bici, scenderemo nel corso asciutto del torrente e cominceremo a risalirlo. Ci serviranno comunque delle robuste cesoie nel caso ci sia da tagliare parzialmente la recinzione. Credo abbiamo visto abbastanza, possiamo tornare” commentò Marco.
“E no! Fingiamo di essere turisti per cui tanto vale fingere fino in fondo. Sono ancora le 9,30 e ho visto l’insegna di una cantina a 3km da qui.” disse Andrea sorridendo.
Marco guardò l’orologio e disse “Vada per la visita in cantina”
Dopo una abbondante degustazione di vini tornarono alla loro camera. Il ritorno in discesa fu facilissimo. Incrociarono e salutarono altri gruppetti di ciclisti, molti dei quali in bicicletta elettrica. “La moda del momento” aveva detto il venditore, ripensò Marco.
Il pomeriggio lo passarono riposando mentre si ricaricavano le batterie delle biciclette.
La cena fu leggera, e poi verso le ventidue iniziarono a vestirsi con le mimetiche. Marco da ex militare era abituato, mentre Andrea si sentiva veramente ridicolo. Caricarono le biciclette sul pick up e si avviarono verso il ponte che avevano individuato in mattinata mentre fuori la notte era rischiarata leggermente da uno spicchio di luna.
Parcheggiarono il pick up fuori dalla carreggiata e scaricarono le mountain bike. Come Marco aveva previsto la notte era buia ma la presenza della luna calante garantiva un leggero chiarore, non sufficiente però per vederci bene, almeno finché non usarono i modernissimi occhiali a intensificazione di luce. Non appena li indossarono poterono vedere tutto benissimo fino a centinaia di metri di distanza. Unica limitazione, il colore verde delle immagini rimandate dai fosfori del visore.
Lentamente tenendo le biciclette a mano scesero sotto il ponte nel letto asciutto del torrente.
Il corso del torrente asciutto era come un sentiero disseminato di sassi più o meno grandi ma facilmente percorribile con dei mezzi da fuoristrada come i loro. E soprattutto in assoluto silenzio. La loro velocità era non superiore ai 10kmh ma procedevano senza alcuna fatica. Dopo 3 km si fermarono per una pausa, Marco si tolse gli occhiali e li rimise soddisfatto. Era difficilissimo vederli sia per la poca luce sia per la vegetazione che cresceva ai bordi del torrente.
Dopo altri 2 km arrivarono alla recinzione.
“Siamo fortunati” disse Marco e Andrea annuì. Il recinto passava sollevato sopra il torrente che a sua volta aveva ulteriormente scavato sotto la recinzione un ampio spazio. Fu sufficiente chinarsi per passare sotto la barriera e far passare anche le mountain bike.
Si trovarono nel campo fotovoltaico che come avevano previsto era formato da enormi strutture metalliche che sostenevano i pannelli. Risalire passando fra le file di pannelli fu molto facile. Se non fosse stato per la tensione sarebbe stato anche divertente. A un km dalla cima della collina cominciarono a vedere la palazzina uffici sede della Mindtech, completamente illuminata.
“Non ci conviene risalire ancora, corriamo il rischio che ci vedano” disse Marco sottovoce. In realtà era impossibile sentirli a quella distanza anche se avesse parlato normalmente ma si sentiva come un soldato in territorio nemico.
“Va bene, seguiamo il piano e giriamole attorno tenendoci a debita distanza.” rispose Andrea.
Usciti dal campo fotovoltaico si trovarono nel bel mezzo del campo da golf. Andrea ebbe un brivido di terrore. Li avrebbero visti sicuramente così allo scoperto. Poi si rese conto che indossava ancora gli occhiali per la visione notturna. Ci vedeva come di giorno ma per tutti gli altri era notte e le loro bici nere e silenziose erano praticamente invisibili ad occhio nudo.
andrea 104KG Inserito il - 11/06/2019 : 22:15:55
bilbo hai una mail con il primo libro, la città d'oro è il secondo non far caso ai refusi il primo libro ne è pieno
Bilbo Inserito il - 11/06/2019 : 13:47:11
andrea 104KG ha scritto:

Che libro hai letto bilbo? Purtroppo i miei primi 4 libri sono stati scritti in mobilità con un palmare senza correttore ortografico poi ripassarli era troppo noiso per cui sono pieni di errori


Il primo, la città d'oro
andrea 104KG Inserito il - 11/06/2019 : 00:40:29
Sono quasi arrivato in pari con quello che sto scrivendo quindi adesso andrò più lento...


Un nuovo cliente.
Nel Mindtech Village arrivò una limousine dai vetri oscurati. Ne scesero due robusti uomini in completo nero, delle guardie del corpo che aiutarono a scendere un anziano che camminava con difficoltà appoggiato ad un bastone. Il passo era incerto ma si capiva che era un uomo che da molti anni era abituato a comandare. Fu ricevuto da un funzionario che lo fece entrare nella palazzina sede della Mindtech.
“E’ questo il posto? Mi sembra una normale palazzina uffici. Non vale i milioni di dollari che verso” disse il vecchio in tono duro.
“Quello che ci interessa non è visibile” rispose il funzionario in tono ossequioso. Sapeva che il vecchio, dal carattere terribile, era uno degli industriali più ricchi d’America.
“Le organizzerò una visita ai piani riservati. Abbia pazienza di attendere qualche minuto” continuò il funzionario facendolo accomodare in una lussuosa saletta di aspetto.
“Sarà meglio per lei che sia veloce. Non sono abituato ad aspettare.” rispose il vecchio.
“Il funzionario si allontanò, entro in un ufficio e sollevò un telefono “E’ arrivato il nostro cliente. Credo che sia un tipo rognoso, vorrà sapere tutto. E se poi rifiutasse? Sarebbe pericoloso lasciarlo andare” disse al suo interlocutore.
Nei sotterranei all’altro capo del telefono il medico in camice bianco rispose “Non preoccuparti. Non ha alternative, dalla cartella clinica che ci ha mandato risulta che ha un tumore alla prostata in fase terminale. Nessuno altro è in grado di garantirgli quello che gli offriamo noi. Mandamelo pure giù”
Il vecchio fu accompagnato ad un’ascensore dal funzionario e assieme entrarono nella cabina. Il funzionario disse “L’accompagno a vedere i nostri segreti. Mi spiace ma le sue guardie del corpo non possono seguirla. L’ascensore è programmato per scendere nei sotterranei solo se rileva che almeno una persona ha innestato un chip rfid con codice di livello massimo. Altrimenti potrebbe solo salire hai normali piani degli uffici” disse il funzionario premendo sulla tastiera il codice 666. In realtà una volta un vigilantes di nome Pablo per un errore del sistema era sceso, ma questo non lo disse al vecchio.
L’ascensore iniziò la sua discesa verso i sotterranei della cui esistenza erano al corrente solo pochissime persone.
All’apertura delle porte il medico era lì ad aspettarlo. Il vecchio uscì dall’ascensore con passo malfermo e alzò lo sguardo verso il medico “Lei è…..” disse per la prima volta in tono incerto. Si era informato, aveva visto delle foto risalenti alla seconda guerra mondiale e la persona che aveva davanti era assolutamente uguale. Giovane come allora.
“Si sono io” disse il medico con un sorriso maligno e continuò “Sono la garanzia che quello che le mostrerò è assolutamente vero. Venga iniziamo dalla sala che chiamiamo dei “backup””.
Entrarono in una grande sala bianca dove c’erano diverse apparecchiature simili a quelle di una T.A.C. in un ospedale.
“Qui è dove faremo una copia di tutta la sua memoria, i suoi ricordi, le sue esperienze.” disse il medico.
“Ma è impossibile!” rispose il vecchio.
“Non per noi.” rispose con sicurezza il medico. “La chiamiamo T.N.M. che sta per Tomografia Neurale Molecolare. Cercherò di spiegarle come funziona con un esempio” disse il medico e proseguì con tono sicuro “Ha mai copiato un cd musicale con un computer?”
“Certamente, ma non vedo cosa centri” disse il vecchio con tono scettico.
“Il computer che usava secondo lei era al corrente del contenuto del cd-rom che stava copiando?” chiese il medico.
“Non sono un esperto ma credo che il computer si limiti a copiare il disco, qualunque sia il suo contenuto, producendone un altro esattamente uguale” disse il vecchio dopo averci pensato un attimo.
“Esatto al computer non interessa il contenuto. Riproduce un altro cd esattamente identico all’originale bruciando gli stessi identici settori sul disco vergine. Quando poi riproduciamo il nuovo cd esce esattamente la stessa musica dell’originale” disse il medico e continuò. “E’ quello che faremo noi con la sua memoria. La memoria umana non è altro che una particolare struttura di neuroni. Cresciuti e collegati in un certo modo immagazzina certi ricordi. Non è necessario sapere che ricordi contenga un cervello, è sufficiente riprodurne un altro esattamente uguale, fino al livello più infinitesimo, molecolare appunto, perché contenga esattamente le stesse informazioni” La soddisfazione del medico mentre lo spiegava era evidente.
“Quindi copierete il mio cervello in un altro esattamente uguale!” esclamò il vecchio.
“Esatto, vedo che ha capito. In realtà è necessario un passaggio intermedio. La fotografia neurale molecolare del suo cervello deve venir conservata in una memoria elettronica, nell’attesa che il nuovo cervello si formi. Lo spazio di memoria occupato è enorme, in effetti la maggior parte di questi sotterranei è dedicata alla memorizzazione delle informazioni.”
Al vecchio che nonostante l’età era ancora brillante non sfuggì un’implicazione.
“Ma allora potreste anche copiarmi due o più volte, riproducendo più copie di me stesso” disse.
“Dipende da quanto è disposto a pagare” disse sorridendo il medico e continuò “Come le ho detto una fotografia del cervello umano a livello molecolare occupa una quantità enorme di memoria. Solitamente cancelliamo le memorie per un successivo utilizzo. Ma se lei è disposto a spendere potremo conservarne una copia. Se per caso le accadesse qualcosa saremo in grado di ricrearla. Naturalmente il nuovo se stesso avrà i ricordi fino al momento in cui è stato scansionato il suo cervello e non i successivi”
E se succedesse una cosa banale, come un black out della corrente elettrica?”
“Impossibile. Non siamo collegati alla rete nazionale. L’energia elettrica proviene da un grande parco fotovoltaico, sicuramente l’avrà notato venendo qui. L’energia viene immagazzinata in immense batterie al litio, situate nel piano sottostante a questo, capaci di durare anni anche nel caso che una catastrofe naturale distrugga i pannelli, dandoci tempo di ricostruirli”
Lo scetticismo iniziale del vecchio ormai era era sostituito dallo stupore. “E per il corpo?”
“Venga le mostro quella che noi chiamiamo sala della rinascita” rispose il medico.
La sala della rinascita era esattamente uguale a quelle che si vedono in alcuni film di fantascienza.
Dei grossi tubi di vetro contenevano dei corpi sospesi in un liquido e attaccati con dei tubi a complessi macchinari. La sala era enorme, in effetti si faticava a vedere dove finisse.
“La clonazione di un corpo umano è ormai una procedura standard e collaudata” disse il medico e continuò “Anche se il mondo ne è all’oscuro, ormai tutte le grandi potenze sono in grado di realizzarla. Quello che non sanno fare è trasferirci i ricordi. Noi riusciamo a realizzare è far crescere nel clone una copia del suo cervello, con tutti i suoi ricordi e il suo carattere”
Il vecchio in silenzio osservava stupito. “ma questi corpi non sono del tutto formati” disse osservando alcuni dei cilindri.
“Esatto, sono una sorta di embrioni, o se preferisce delle matrici, personalizzabili con il dna del cliente. Potremo usare il suo dna per trasformare uno di questi embrioni in una copia esatta di lei, ovviamente dell’età che desidera. Ma non è consigliabile.” rispose il medico.
Il vecchio fu stupito dall’affermazione e prima che potesse porre la domanda il medico lo precedette. “Se rinascesse a 30anni in questo momento, come farebbe a giustificare la sua ricomparsa a tale età? Attualmente ci sono ancora in vita molte persone che l’hanno conosciuta da giovane e la riconoscerebbero. Meglio prendere il dna di un parente, un nipote, un cugino. Sarebbe facile passare i suoi beni ad un familiare giovane, che ovviamente le somiglia ma non è esattamente uguale. Potrebbe essere anche una donna, se vuole. In effetti se ci pensa è già accaduto” disse il medico sorridendo.
“Si, conosco parecchi uomini ricchissimi che hanno lasciatola guida del loro impero a dei parenti. Vuol dire che sono già passati qui?” disse incredulo il vecchio.
“Naturalmente non posso dirglielo, ma comprenderà che non è certamente il primo” disse sorridendo il medico.
“E cosa accadrà al mio corpo attuale?” chiese titubante il vecchio.
“Non spetta a noi deciderlo. Noi le forniamo solo un servizio. Può continuare a vivere fino alla sua naturale dipartita, oppure se vuole possiamo occuparci noi di terminarlo in maniera del tutto indolore. Nel suo caso, vista la sua situazione di malattia, le consiglierei di evitare le atroci sofferenze del suo male” disse il medico senza far trasparire alcuna emozione.
A quelle parole il vecchio che già soffriva da tempo si decise “E sia, vivere in questo stato non è per me più accettabile. Iniziamo la procedura.”
Un infermiere accompagnò il vecchio in una stanza per la preparazione.
Il medico si allontanò in compagnia di un altro infermiere e quando furono sicuri che non potesse più udirli l’infermiere chiese “Attuiamola procedura normale o quella speciale?”
Dopo un attimo di riflessione il medico rispose “E’ uno degli uomini più ricchi d’America. Ci può essere utile in futuro. Procedura speciale.” e si allontanò con passo sicuro.
andrea 104KG Inserito il - 10/06/2019 : 20:09:37
Che libro hai letto bilbo? Purtroppo i miei primi 4 libri sono stati scritti in mobilità con un palmare senza correttore ortografico poi ripassarli era troppo noiso per cui sono pieni di errori
Bilbo Inserito il - 10/06/2019 : 14:19:08
Finito. Ottima storia.... però ci si aspetti continui....

Ps verifica, ci sta qualche refuso....
leonardix Inserito il - 09/06/2019 : 22:03:29
andrea 104KG ha scritto:

Vi sfido a trovare la mountain bike citata


https://www.pedegoelectricbikes.com/product/elevate/
Bel giocattolino!
andrea 104KG Inserito il - 09/06/2019 : 17:59:37
Grazie, l'inizio fa scena poi cambia..
Bilbo Inserito il - 09/06/2019 : 17:49:20
Ho iniziato il libro gratis di amazon... molto molto bello
andrea 104KG Inserito il - 09/06/2019 : 01:12:54
Vi sfido a trovare la mountain bike citata
andrea 104KG Inserito il - 09/06/2019 : 00:19:38
Grazie Leonardix!

sempre in omaggio a Jobike

“Tu sei matto! Lo vedi che peso un quintale. Certo non ho problemi ad andare in bicicletta, in estate percorro sempre il lungomare da Cattolica verso Riccione, ma percorro una ciclabile di pianura, in salita muoio! E qui dove vogliamo andare ci sono solo campi brulli bruciati dal sole ” rispose Andrea
“Vai a dormire, ho un'idea. Oggi girando per la cittadina ho visto qualcosa di interessante. Ho anche bisogno di parlare con la tua fidanzata”
La mattina seguente dopo aver fatto colazione all'americana, con uova, bacon, spremuta d'arancia e un buon mezzo litro di caffè americano, Andrea disse “allora la vuoi smettere di fare il misterioso? Con cosa ci avvicineremo al recinto del villaggio? Non vorrai veramente andare in bicicletta…”
“Nessun mistero, ieri girando ho visto l'insegna di un negozio ‘Pedego electric bike' e ieri sera ho navigato un po' per vedere se avevano il modello che cercavo” rispose Marco
“E lo hai trovato?” chiese Andrea
“Si è un moderno modello di mountain bike elettrica con ruote plus larghe come quelle di un motorino e un sistema di ammortizzatori da far invidia a una moto da cross.” Rispose Marco
“humm, devo vederle per essere convinto" rispose titubante Andrea
“Il negozio e solo a qualche isolato da qui" rispose Andrea e uscirono per prendere il loro pick up Dodge.
Il negozio distava poco più di un chilometro e aveva un grosso cartello “ Pedego electric bike. Sell and rent electric bike”
Entrarono e salutarono il negoziante “Ho visto sul vostro sito una mountain bike elettrica. Credo che il modello si chiami Elevate" disse Marco.
“Ne abbiamo diverse, disse il negoziante, è la moda del momento. Venite" disse facendo cenno di seguirlo nel reparto bici off-road.
“Eccole, motore Shimano E8000, batteria da 500wh, ruote plus da 2.8” e continuò elencando le caratteristiche tecniche della moderna bici elettrica da fuoristrada.
“Ha una taglia M per il mio amico e una L per me?” chiese Marco
“Si, sono le misure più comuni" rispose il negoziante.
“Va bene, ce le portiamo via" disse Andrea
“Non vuole nemmeno sapere il prezzo?” disse il negoziante incredulo.
“Quanto costano?” disse Andrea
“Posso lasciarvele a 5000 dollari ognuna" rispose il negoziante
“Va benissimo” disse Andrea porgendo al negoziante una Carta Oro American Express.
Il negoziante sgranò gli occhi e se fino a quel momento era stato gentile ora divenne addirittura ossequioso. “ Aspettate una mezzora, le porto in officina e faccio controllare il montaggio dal meccanico"
La bicicletta di Marco fu caricata sul pick up mentre Andrea, che non ne aveva mai provata una, lo seguì in bicicletta.
Arrivati di fronte alla palazzina dove avevano affittato la camera, Andrea aveva un sorriso a 32 denti.
“E' eccezionale” disse Andrea e continuò “mi sento un superman e nemmeno una gocciolina di sudore!”
Marco sorrise “ Tu continua a girarci per prenderci confidenza, io devo assentarmi per un paio d'ore” disse e partì con il pick up senza rivelare altri dettagli.
Andrea ne approfittò per raggiungere in mountain bike le vicine colline, per vedere come riusciva ad affrontare le salite.
Ritornò dopo ben tre ore, ancora fresco come era partito.
Vide il pick up Dodge parcheggiato e salì in camera.
“Credevo volessi campeggiare in collina” disse Marco ridendo.
“E no, ho quasi finito la batteria e ho il terrore che poi mi piombi addosso tutto il mio peso” rispose Andrea ricambiando il sorriso e continuò “Tu invece dove sei stato?”
Marco aprì una valigetta metallica che era posata sul tavolo “Ho dovuto chiedere ad Arianna per procurarmi questi. E' incredibile cosa riesce a fare la tua ragazza. Mi ha procurato un contatto nella vicina cittadina di Buellton. Per fortuna qui in USA procurarsi armi e apparecchiature militari è molto più facile che in Italia.” Posò sul tavolo due occhiali strani e disse “Visori notturni di ultima generazione, leggeri e comodi, usati per la guida degli elicotteri. Roba militare. Tu sai che sono un ex pilota dell'aeronautica militare. Li avevo visti in dotazione agli elicotteristi americani, noi italiani ancora non abbiamo questi modelli” Poi estrasse anche una Beretta 92 nella versione m9 per l’esercito americano, simile a quella che aveva in dotazione quando era maggiore dell’aeronautica.
Andrea non commentò. Non avrebbe mai avuto il coraggio di sparare a un uomo. Sapeva comunque che il loro piano comportava seri pericoli e forse un’arma sarebbe stata necessaria. Accese il computer e iniziarono a guardare le mappe satellitari del villaggio, confrontandole con i progetti costruttivi.
“Non sembrano esserci grosse difformità” disse Marco e continuò “Ti ricordi cosa aveva detto Pablo sull’abitazione di Ellen?”
“A detto poco veramente, ricordo il numero civico 165 della via principale” rispose Andrea.
“Vorrei dare un’occhiata alla sua abitazione prima di tentare l’ingresso nella palazzina uffici. Sulla mappa sono indicate tutte le abitazioni. Il numero 165 è qui.” disse Marco indicando con l’indice un punto sulla mappa. “Una volta risalita la collina passando attraverso il campo fotovoltaico possiamo girare attorno alla palazzina uffici tenendoci a debita distanza. Questa parte verde viene indicata come campo da golf e finisce proprio sul retro delle case. Sarà uno scherzo attraversarla. Dobbiamo tentare di entrare domani notte”
“Non sarebbe meglio aspettare che Arianna sia riuscita a penetrare nel computer del villaggio?” chiese Andrea
“Da quello che ha detto le ci vorranno ancora circa 3 giorni. Troppo. Domani notte è l'ultima notte di luna calante, non troppo luminoso per essere visti con facilità né troppo scuro per poter usare i visori notturni. Con la luce della luna, anche se parziale, possiamo vederci come se fosse giorno. Nel buoi completo saremmo costretti ad usare degli illuminatori a infrarosso ma non è facile usarli guidando una mountain bike.” rispose Marco.
“Qualche idea su come entrare nella palazzina?” chiese Andrea.
“Dovremo improvvisare, qui sul retro della palazzina ci sono dei locali tecnici. Possiamo tentare da lì” rispose Marco.
“Potrebbe non essere necessario” disse Andrea dopo un attimo di silenzio e continuò. “Quello che mi interessa è sapere dove tengono Susan. Il loro computer centrale è ben protetto da attacchi esterni ma se nell’abitazione di Ellen troviamo un computer collegato in rete, le difese interne dovrebbero essere minori. Mi farò mandare da Arianna un programma sniffer e vari programmi per trovare password”
“Cos’è uno sniffer?” chiese Marco che era esperto in informatica solo come normale utente e non certo come hacker.
“Un programma apposito per registrare i dati che scorrono su una rete e carpirne password e altri dati” rispose Andrea
“L’ex insegnate di informatica sei tu.” disse Marco sorridendo. “Useremo la giornata di domani Per andarcene in giro fingendo di fare i turisti ed esamineremo il territorio dal vero.”
“Nel frattempo provati questa” continuò Marco aprendo un borsone e tirandone fuori una mimetica militare. “Spero sia adatta al tuo giro vita da vespa” disse toccandosi la pancia. Andrea fece una smorfia e sparì nella sua camera ad indossare l'indumento.
leonardix Inserito il - 08/06/2019 : 09:27:39
andrea 104KG Inserito il - 08/06/2019 : 01:14:52
“Già, mi è giunta notizia che li hanno visti parlare con Pablo” disse il medico.
“Il vigilantes che lavorava qui qualche anno fa? Se posso permettermi signore è stato un errore lasciarlo andare.” rispose l'infermiere e continuò “Ricordo che per errore aveva digitato 666 nell'ascensore della palazzina. Quel codice porta ai piani sotterranei dei laboratori. In realtà se non si ha un chip rfid abilitato non succede nulla ma per un errore di sistema nel suo caso l'ascensore si è abilitato ugualmente. L'abbiamo trovato che girava da ore nelle sale di backup e di riproduzione. Non che avesse le conoscenze per capirci granché, ma comunque sapeva troppo” disse l'infermiere.
“Lo considero un interessante esperimento invece.” disse il medico sorridendo e continuò.
“Lo abbiamo condizionato alla vecchia maniera, come negli anni 50, con droghe e scariche elettriche. Come già sapevamo il suo cervello non avrebbe retto, va in giro convinto di aver visto la tana del diavolo. Nessuno può ricavarne qualcosa di coerente.” Fece una piccola pausa e aggiunse “Comunque hai ragione, sono pericolosi. Ma stavolta sappiamo che sono qui e guideremo noi il gioco. Fai raddoppiare la sorveglianza al perimetro del villaggio e anche nei laboratori”
“Signorsì signore” rispose l'infermiere e uscì per eseguire l'ordine.

Il piano (OMMAGIO A JOBIKE)

“Cosa facciamo adesso?” chiese Marco
“Per ora cerchiamo una stanza per la notte. Devo chiedere aiuto ad Arianna” rispose Andrea.
“Pensavo che aveste litigato. Insomma sei partito senza dirle nulla" disse Marco.
“Non le ho detto nulla perché non so se avrebbe compreso. Insomma fino a poco tempo fa Arianna era umana ma prevedibile, razionale. Ora si sta comportando come una donna gelosa, irrazionale. E comunque non credere che non sappia dove siamo.” Disse Andrea con un sorriso e continuò “Arianna è il computer più potente al mondo e vive sulla rete. È ovunque e ha accesso a qualsiasi dato, ai computer delle compagnie aeree, delle agenzie di viaggio, delle agenzie di noleggio auto, insomma tutto. Anche ai satelliti del sistema gps e sono sicuro che sa benissimo dove siamo tramite i gps presenti nei nostri smartphone”
Marco non rispose, rimase in silenzio. Sottovalutava sempre Arianna. I suoi sensi la vedevano come una bellissima donna e benché conoscesse le sue particolarità il suo cervello tendeva a considerarla un normale essere umano.
Trovarono una camera in affitto poco lontano e una volta sistemati Andrea accese il suo computer portatile.
Dopo pochi attimi comparve a video il volto di Arianna sorridente. “Com'è il vino della Ynez Valley?” disse Arianna.
Andrea guardò Marco con la tipica espressione da “te lo avevo detto” e Marco ricambiò con un sorriso.
“Ciao amore,” disse Andrea
“Prima che inizi a parlare, volevo scusarmi. Sono stata stupida! Sò, o almeno credo di comprendere cosa vuol dire avere una figlia e non posso impedirti di cercarla.” disse Arianna.
“Non scusarti amore, anch'io dovevo affrontare la situazione diversamente ma ero sconvolto” rispose Andrea e continuò “Ora però ci serve il tuo aiuto. Potresti mandarci tutto quello che trovi sul Mindtech Village? Ci serve un modo per entrare, quindi mappe, piani di costruzione, planimetrie. Magari potresti anche dare una sbirciatina al loro computer centrale.”
“Già fatto, mentre eravate in viaggio. Purtroppo per ora il loro computer centrale mi è precluso. Tutto quello che è disponibile sono i piani di costruzione memorizzati nei computer del comune per i permessi” rispose Arianna
Intervenne Marco con tono stupito “ Pensavo avessi accesso a qualsiasi database sul pianeta, o almeno così afferma il tuo innamorato” disse ridendo.
“Non ho detto che non posso accedervi o detto “per ora” l'accesso mi è precluso”. In effetti è la prima volta che mi capita, hanno un algoritmo di criptatura superiore a quelli dei computer militari. Ma niente di impossibile, si tratta solo di provare miliardi di combinazioni al secondo per tre-quattro giorni, una cosa veramente noiosa!” rispose Arianna.
“Mandaci quello che hai” disse Andrea
“Controlla la posta, dovrebbe esserti già arrivato tutto” rispose Arianna.
Marco si allontanò perché la conversazione fra Andrea e Arianna continuò per un po' con frasi amorose e smielate che lo mettevano sempre in imbarazzo.
Dopo un po', non sentendo più parlare si avvicinò di nuovo.
Andrea aveva aperto i progetti di costruzione del villaggio e li stava osservando con attenzione.
“E' immenso, occupa un'intera collina ed è completamente recintato” disse Marco.
“Già, e penso che ci siano allarmi e telecamere un po' dappertutto. Sarà molto difficile avvicinarci ” rispose Andrea con tono preoccupato.
“Lasciami controllare” disse Marco avvicinandosi al computer. “Cos'è quella parte di collina piena di quadratini sul progetto?”
“E' un enorme impianto fotovoltaico. Chissà cosa ne faranno di tutta quella corrente elettrica. A giudicare dall'estensione dell'impianto potrebbe alimentare una piccola cittadina.” rispose Andrea.
“Forse ci sono dei laboratori sotterranei, di cui ovviamente non c'è traccia sul progetto ufficiale.” disse Marco e continuò
“Inoltre vedo un'unica strada di accesso principale e due stradine secondarie che sicuramente saranno controllatissime. Impossibile avvicinarsi in auto, ci vedrebbero a chilometri di distanza.” dopo un attimo di silenzio chiese “Cos'è quella linea tratteggiata sulla mappa che attraversa il campo fotovoltaico?”
“Credo sia un torrente ai piedi della collina” rispose Andrea
“Non possono bloccare un torrente, probabilmente lì la recinzione si interrompe o comunque è possibile passarci sotto” disse Marco e continuò “senza contare che potremmo risalire la collina al riparo dei pannelli fotovoltaici. Sono enormi e sarà possibile passarci sotto o a lato agevolmente”
“Ma è in una zona impervia, lontana dalle strade diversi chilometri. Attraversare i campi con un fuoristrada non mi pare il modo migliore per non farsi notare” rispose Andrea.
“Che sia in un punto impervio va a nostro vantaggio. Non credo abbiano messo telecamere in quel punto. Per come arrivarci ho una piccola idea. Come te la cavi in bicicletta?” chiese Andrea ridendo.
andrea 104KG Inserito il - 08/06/2019 : 01:12:08
Eeee lo so, io riesco a scrivere una storia, ma poi non so perdermi nei particolari che mi annoiano anche Basterebbe allungare la storia con tante descrizioni dettagliate delle scene e dei colloqui. Ma poi ci sono 2 inconvenienti, il rischio che tutto diventi noioso e soprattuto un enorme spreco di tempo per lo scrittore che anzichè costruire una trama deve perdersi in infiniti particolari... col risultato che la scrittura di un libro dura 3 anni e la probabilità di lasciarlo perdere è altissima
E' come con le bici, se faccio un progetto deve essere realizzabile nel breve/medio periodo altrimenti mi stressa
microchip Inserito il - 07/06/2019 : 08:49:45
ho letto il primo, bello, scrivi semplicemente e la lettura è sempre fluida, quando si legge si entra nella storia. Hanno un grande difetto, è breve in un paio d'ore è finito.
andrea 104KG Inserito il - 06/06/2019 : 00:59:21
Procedo, lentamente ma procedo

Andrea fece un ultimo tentativo.
“Pablo, lei conosceva la dottoressa Ellen Carter?”
A sentire quel nome gli occhi di Pablo parvero recuperare un barlume di lucidità “La dottoressa Carter.… Era sempre gentile, abitava in una bella casa al numero 165 della via principale. La vedevo tutti i giorni venire a piedi verso la palazzina degli uffici” ma poi la sua mente vacillò “Anche lei è stata presa dal diavolo! La sua anima sarà fatta resuscitare al servizio del maligno!”
Bevve un altro bicchiere e crollò sul tavolo.
Marco e Andrea capirono che non avrebbero ottenuto più nulla da lui.
Uscendo chiesero alla cameriera dov'era l'ufficio dello sceriffo. La cameriera rispose che il paese era troppo piccolo per avere uno sceriffo, ma c'era comunque un ufficio con un suo vice e gli diede indicazioni su come trovarlo. Andrea estrasse un rotolo di banconote e gli lasciò un'altra mancia. Prima di rimetterle in tasca si fermo un attimo e prese altri duecento dollari “ Faccia in modo che quel povero diavolo abbia almeno un pasto caldo per qualche giorno” disse guardando verso il tavolo dove Pablo dormiva.

La polizia non aiuta.

L'ufficio del vice sceriffo non era distante dal locale, Andrea e Marco vi andarono a piedi percorrendo poche centinaia di metri e guardandosi in giro.
L'ufficio era veramente minuscolo, con una scrivania, un telefono, e un vecchio pc. Evidentemente non avevano grandi problemi di ordine pubblico in quel piccolo paese.
Il vice sceriffo era un ometto basso, di evidente origine ispanica, vicino alla sessantina e con una pancia enorme. Se ne stava seduto senza far nulla e sembrò infastidito dall'arrivo dei due stranieri.
“Perchè volete notizie sul Mindtech Village?” chiese in risposta a una richiesta di informazioni da parte di Andrea.
“Ero un caro amico della dottoressa Ellen Carter, sicuramente ne è al corrente, quel caso di suicidio di poco più di un mese fa” rispose Andrea.
“Il caso era abbastanza chiaro, si tratta di suicidio, c'erano anche dei testimoni. L'inchiesta è stata subito archiviata” disse il poliziotto in maniera un po' acida.
“La mia amica aveva una figlia, passavo ore a giocarci insieme” disse Andrea mentendo “posso sapere a chi è stata affidata?”
“Non sono al corrente dei dettagli. E' una questione civile che non riguarda la polizia” tagliò corto il vice sceriffo.
Marco e Andrea uscirono dal piccolo ufficio consapevoli di non aver ricevuto nessuna notizia utile.
“Non era granché gentile quel vice sceriffo” disse Marco.
“A me sembrava addirittura reticente” rispose Andrea e continuò “Come se volesse nasconderci qualcosa.”
Nel frattempo nel piccolo ufficio il vice sceriffo prese il telefono e compose un numero dopo averlo dovuto cercare sulla sua agenda. Non era un numero che usava di frequente. “Sono stati qui due stranieri a chiedere notizie del caso della dottoressa Carter” disse al suo interlocutore.
“Si certo, ho chiesto le loro generalità. Gliele invio vie e-mail al solito indirizzo. Non vorrei sbagliarmi ma passando in auto davanti al Evan's Ranch credo di averli visti parlare con Pablo” senza salutare, riattaccò il telefono.
Spedì velocemente l'e-mail e ritornò al suo ozio, sperando che i due stranieri non si trasformassero in un problema.
Dentro i laboratori segreti del Mindtech Village il medico dal portamento militare aveva posato il telefono e stava controllando l'e-mail con le generalità dei due sconosciuti inviatagli dal vice sceriffo di Los Olivos” e stava riflettendo. Non era per nulla preoccupato, anzi aveva un'aria compiaciuta.
L'infermiere che era nella stanza con lui invece interpretò il suo silenzio come preoccupazione e chiese “ Va tutto bene signore?”
“Si benissimo” rispose e continuò “Ricordi mentre sorvegliavamo la dottoressa Carter, lo strano pacco che ha spedito dal negozio di articoli sportivi e armi del villaggio?”
“Certamente, lei si è illusa che non ce ne accorgessimo ma le telecamere presenti in tutti gli ambienti del villaggio ci hanno permesso di vedere tutto. Conteneva una freccia, non sappiamo che significato avesse, ma lei quando ha esaminato il pacchetto ha voluto che fosse spedito ugualmente.” rispose l'infermiere.
“L'ho deciso quando ho visto a chi era destinato” rispose il medico “Ricordi quattro anni fa in Brasile quando quel gruppetto di italiani ha distrutto la nostra base?”
“Certamente signore. Ce la siamo cavata solo perché eravamo fuori in una zona della piantagione che non è stata coinvolta dal crollo della montagna dell'Eldorado e sfuggita alla tremenda alluvione” rispose l'infermiere.
“Ho sempre meditato di vendicarmi ma poi ci siamo spostati in questo centro e con le cose da fare la vendetta è passata in secondo piano” disse il medico “ Ora però stanno venendo loro da noi, il pacco era indirizzato ad uno di quegli italiani” disse il medico.
“Signore, mi permetto di farle notare che sono individui pericolosi” disse preoccupato l'infermiere.
andrea 104KG Inserito il - 06/06/2019 : 00:55:24
Onoratissimo di averti come ascoltatore pix !
pixbuster Inserito il - 04/06/2019 : 22:25:15
((( Andrea, per problemi di vista non riesco più a leggere libri - ed è una cosa che mi manca tantissimo;
ma ho un soft di sintesi vocale che mi è di grande aiuto Ora sto mettendo i tuoi vari capitoli in un file word e, appena è abbastanza corposo, lo do in pasto alla mia "badante virtuale" perchè me lo legga Tutto questo per dirti che ti ringrazio di questa tua iniziativa )))
andrea 104KG Inserito il - 04/06/2019 : 11:39:41
Pensandoci bene forse nella versione definitiva che metterò su amazon sarà meglio cambiare i nomi...almeno dei locali.. non vorrei incontrare problemi.. non lo leggerà quasi nessuno ma non si sa mai... La versione in questo forum si atterrà per quanto possibile alla zona reale...
Miky75 onorato di averti come fedele lettore!
Miky75 Inserito il - 04/06/2019 : 10:50:31
Ho trovato sia "Los Olivos" che “Evan's Ranch”
andrea 104KG Inserito il - 04/06/2019 : 00:41:04
un altro pezzetto...

Arrivarono a Los Olivos che più che una cittadina si rivelò un piccolo paese di villette basse, con poco più di mille abitanti.
A dispetto della scarsa popolazione la superficie occupata dalla cittadina era enorme. Ogni casa occupava quasi mezzo ettaro di terreno con il suo giardino ben tenuto. Essendo cresciuto in un fondovalle di pianura, senza penuria di spazi, le strade erano ampie e diritte e si incrociavano tutte ad angolo retto formando isolati perfettamente quadrati. Tutte le costruzioni erano in legno e raramente superavano i due piani d'altezza. Pur essendo un paese così piccolo il numero di locali dedicati alla degustazione dei vini locali era incredibile, ne contarono più di venti lungo la via principale della cittadina.
“Hai qualche preferenza?” disse Marco mentre guidava lentamente guardando in giro.
“Ovviamente no” rispose Andrea “se vogliamo fermarci per me un locale vale l'altro.”
Arrivarono in un ampio incrocio e sulla loro sinistra videro una costruzione in legno dipinta in giallo ocra e rifiniture bianche con l'insegna“Evan's Ranch” che ricordava un saloon dei film western.
“Quel locale mi piace” disse Marco e accostò il pick-up.
Attraversarono la strada ed entrarono nel locale. Non fecero caso alla figura di un vecchio malvestito e dalla lunga barba bianca che dormiva in una panchina sotto il porticato.
Il locale all'interno era una strano misto di moderno e antico. I mobili e il bancone, pur essendo nuovi, sembravano quelli di un saloon ma era illuminato da fari a led incassati nel soffitto. Nel complesso però l'effetto era molto piacevole.
Si sedettero ad un tavolo e una cameriera portò un menù o meglio una carta dei vini.
Scoprirono così che il locale era in realtà la rivendita di vini prodotti in un ranch dallo stesso nome sulle colline. La carta mostrava solo 6 qualità di vino, nessuna bottiglia costava meno di 50 dollari.
“Qui il vino è prezioso” disse Marco.
“Speriamo almeno la qualità sia all'altezza del prezzo” rispose Andrea e fece un cenno alla cameriera.
La cameriera si avvicinò “Che vino ci consiglia?” chiese Andrea.
“I nostri clienti dicono che il nostro chardonnay è fantastico” rispose la cameriera. “Vada per lo chardonnay allora.” e continuo “Senta vorrei chiederle un’informazione. Stiamo cercando il Mindtech Village sa dove si trova?”
La cameriera si rabbuiò un po’ e rispose “ E' a circa 15 miglia da qui sulle colline. Ma è gente strana quella. Nessuno li vede mai uscire in zona. Sono ricconi di Los Angeles che lavorano in città e tengono le loro famiglie li dentro per paura. Come se in questa zona ci fossero grandi pericoli….”
“Quindi non sa se è possibile entrare nel villaggio?” chiese ancora Andrea.
“Entrare li dentro? Ci hanno provato per gioco i ragazzi del paese e sono stati presi a fucilate” rispose la cameriera e si allontanò a prendere il vino. Era evidente che non gradiva parlare del Mindtech Village.
Marco e Andrea erano seduti a un tavolo vicino ad una finestra, aperta per il clima caldo della California, e improvvisamente sentirono una voce stentorea “il Mindtech Village, il posto del diavolo! Il suo numero è il 666! Ho visto cosa succede li dentro e ve lo posso confermare, è il nido della bestia!”
Si voltarono verso la finestra e videro il viso di un vecchio, con capelli lunghi e barba bianca, dallo sguardo allucinato.
Lo stesso che poco prima pareva dormire sotto il porticato.
La cameriera che nel frattempo si era avvicinata con un vassoio con due calici e una bottiglia di chardonnay lo sgridò a voce alta “Vattene Pablo non disturbare i signori!” e continuò rivolto a Marco e Andrea “Scusate, è un povero ubriacone con qualche problema di infermità mentale.”
A quel punto però Andrea si alzo e si sporse dalla finestra “signor Pablo, venga a bere un bicchiere con noi” disse rivolto al vecchio che era ancora li vicino.
La cameriera sembrò inorridire ma Marco fu lesto “Signorina ci porti un'altra bottiglia” e allungò cento dollari “e tenga pure il resto”. La ragazza si allontanò scuotendo il capo come chi pensa di avere a che fare con dei matti, ma non fece obiezioni all'ingresso del vecchio.
Pablo entrò barcollando, era magrissimo e a Marco ricordò l'immagine che aveva visto da bambino in un libro illustrato di Robinson Crusoe. Una persona tornata allo stato selvaggio e provata nello spirito dal lungo isolamento.
Si sedette e prima di dire qualsiasi cosa si scolò un intero calice di vino.
Con voce dolce Andrea iniziò a parlare “signor Pablo, veramente lei è stato dentro il Mindtech Village?”
“Certo che ci sono stato, ci ho lavorato come vigliantes e il diavolo mi ha lasciato il suo marchio, guardate qui!” Con una mano alzo i capelli sul lato destro della fronte, su cui si vedeva una cicatrice proprio sotto l'attaccatura dei capelli.
Il vecchio sembrò trasformarsi in un predicatore esclamando a voce alta “tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi riceveranno un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E' tal cifra seicentosessantasei.”
Poi riprese a bere dell'altro vino.
Marco disse sottovoce ad Andrea “E' completamente andato”
“No” rispose Andrea, “Ha citato un passo della bibbia, se ben ricordo nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni”
Andrea si rivolse di nuovo al vecchio, sempre con voce calma e suadente “Pablo, ci può raccontare la sua storia?
“Lì abita il diavolo, la bestia” disse di nuovo il vecchio e alzò lo sguardo verso Andrea e Marco.
Fu allora che i due si accorsero che in realtà la persona che avevano davanti era si provata dall'alcolismo e da evidenti problemi mentali ma osservandolo bene non era così vecchio come appariva.
Probabilmente aveva un'età non superiore ai 50 anni, anche se a prima vista sembrava averne più di settanta.
“Sotto la palazzina degli uffici, c'è l'ingresso dell'inferno” disse Pablo e continuò “Se sbagliate il comando e usate il numero del diavolo, precipiterete giù nel girone infernale. Laggiù il diavolo resuscita le anime dei morti e li condanna a un'esistenza senza fine, ai suoi ordini!”
Marco e Andrea si guardarono sconsolati, quello che diceva Pablo non aveva senso.
andrea 104KG Inserito il - 03/06/2019 : 15:27:38
Vi svelo un trucco. Tutto quello che scriverò sulla zona, compresi i nomi dei negozi sarà assolutamente reale ( tranne qualche licenza letteraria) basta infatti prendere google heart e praticamente vedi anche le insegne dei negozi preparatevi a sorprese elettriche in omaggio a jobike
Miky75 Inserito il - 03/06/2019 : 10:49:24
andrea 104KG Inserito il - 02/06/2019 : 00:11:12
Grazie miky75

Si va avanti, piano ma si prosegue

9 Gradara, oggi.

Andrea e Marco rimasero per un pò in silenzio leggendo la notizia che appariva sullo schermo del computer.
"Suicidio di una nota ricercatrice della Mindtec ltd.
Mindtech Village, contea di Santa Barbara, 10 aprile. La dottoressa Ellen Carter conosciuta ricercatrice di 38 anni presso la Mindtec ltd si è tolta la vita nella mattinata di ieri gettandosi dal decimo piano di una palazzina dei laboratori e uffici della società per cui lavorava. Le autorità hanno aperto un'inchiesta, ma sembra che non ci siano dubbi sulla natura della morte per suicidio. Gli amici e i colleghi di lavoro hanno riferito che negli ultimi tempi la dottoressa Carter appariva nervosa e malgrado alcuni di loro avessero tentato di avvicinarla, lei aveva sempre rifiutato di parlare dei suoi problemi e ridotto al minimo i contatti umani.
La dottoressa Carter nell'ultimo decennio aveva avuto un ruolo importante nella ricerca sulla produzione di nuovi e innovativi chip Rfid. di cui la Mindtec ltd è leader mondiale"
"È terribile" disse Marco
"Già, qui però non fa cenno a familiari e neppure al fatto che avesse una figlia" rispose Andrea e continuò "Mia figlia!".
Andrea appariva sconvolto. Aveva scoperto di avere una figlia di dieci anni che non aveva mai visto e dopo pochi minuti la tragica notizia della morte della madre.
Andrea era di carattere molto razionale, calmo, di solito ponderava tutte le sue scelte, ma una situazione come questa era veramente troppo.
Marco non sapeva bene come comportarsi e rimase in silenzio.
Andrea si alzò in piedi e cominciò a camminare nervosamente per la stanza. La presenza di Marco era per lui svanita. Tutto per lui era scomparso avrebbe potuto trovarsi in una piazza affollata ma avrebbe ignorato tutti.
Marco capì che era il momento di lasciarlo un po’ da solo. Uscì dalla casa e iniziò a passeggiare nel giardino sul retro della casa senza allontanarsi, girando fra i cespugli di rose in fiore.
Dopo un quarto d’ora uscì anche Andrea. Aveva un’espressione tesa ma lucida.
“Marco, io devo partire. Devo trovare mia figlia” disse Andrea
“Non andrai solo” rispose Marco.

Pablo il pazzo.

Andrea non guardò a spese e prenotò un costoso volo diretto da Roma a Los angels in business class. Marco non chiese neppure di contribuire, sapeva che Andrea tramite Arianna, il computer più potente attualmente esistente, era molto ricco. L'aveva scoperto qualche anno prima durante un'altra avventura. Essendo Arianna onnipresente sulla rete poteva procurarsi fondi legalmente in centinaia di modi. Il modo che divertiva di più Arianna era giocare contemporaneamente su migliaia di siti di gioco online e di scommesse. Con le sue capacità avrebbe potuto vincere sempre ma per non destare sospetti si limitava a vincere poche migliaia di euro da ogni sito e depositare le somme a nome di identità fittizie un po' ovunque. Andrea non sapeva a quanto ammontassero realmente le somme a loro disposizione e in realtà non gli interessava neppure, si concedeva qualche modesto regalo extra ogni tanto e continuava a vivere come una persona normale.
Arianna invece aveva utilizzato parte di quei soldi per costruirsi la sua sofisticatissima interfaccia androide nel mondo reale. Probabilmente il suo corpo meccanico, virtualmente indistinguibile da quello di un umano vero, costava milioni di euro.
Questa volta però Andrea era partito senza dire nulla ad Arianna. Visto il suo recente comportamento non sapeva se avrebbe capito. In aereo Andrea passò ore a consultare mappe satellitari della zona in cui sorgeva il Mindtech Village sul suo pc portatile. Le aveva scaricate da casa e ora poteva consultarle off-line anche in aereo. Infatti il volo offriva una modesta connessione ad internet poco veloce che non gli sarebbe stata utile.
Marco approfittò della poca voglia di fare conversazione del suo amico per riposarsi per qualche ora.
Per fortuna in business class le poltrone erano ampie e totalmente reclinabili e dopo pochi minuti dalla partenza si addormentò.
Al risveglio trovò Andrea più rilassato che si beveva un vino rosso.
“Hai trovato il nostro Mindtech Village? Chiese Marco.
“Certamente, non è stato difficile, è in una zona piuttosto famosa” rispose Andrea. Nel vedere lo sguardo dubbioso di Marco continuò “ O meglio non è tanto la zona ad essere famosa tanto il fatto che è vicino al Neverland Valley Ranch”
“Il ranch di Michaeal Jackson? Peccato che sia morto, altrimenti potevamo andare a conoscerlo” scherzò Marco.
“Non è mai stato un mio idolo” rispose Andrea sorridendo “Comunque dovremo farci un po' di km, le mappe dicono che è a circa 230km a nord di Los Angeles, nella contea di Santa Barbara”
“Sono già stato in quella zona, il clima ricorda molto il nostro del centro Italia, vi si producono degli ottimi vini” commentò Marco.
“ Già, dalle immagini che ho visto sembra di essere in Toscana. E' anche una zona tranquilla non troppo distante da Hollywood e molte star del cinema hanno in quella zona le loro residenze principesche” rispose Marco.
“Hai pensato a come muoversi?” chiese Marco.
“All'aeroporto affitteremo un'auto. 230Km non sono tantissimi penso che in poco più di 2 ore dovremmo essere in zona. Il paese più vicino si chiama Los Olivos, nella Santa Ynez Valley. Voglio chiedere informazioni alla polizia locale.” rispose Andrea.
Il volo proseguì tranquillo, avevano ancora più di 6 ore di volo e stavolta fu Andrea che ne approfittò per dormire mentre Marco guardò un film.
All'arrivo noleggiarono un pick-up Dodge che in Italia sarebbe sembrato immenso ma in California sembrava diffuso come le utilitarie.
Fortunatamente Marco, la cui madre era svedese, parlava inglese come se fosse un madrelingua e anche Andrea parla un inglese fluente.
Il viaggio fu piacevole, in parte lungo la highway 101 per poi addentrasi su strade secondarie, con scorci di panorama fantastici.
Miky75 Inserito il - 01/06/2019 : 09:41:13
Ho appena letto gli ultimi due paragrafi. Bravo Andrea continua così.
andrea 104KG Inserito il - 01/06/2019 : 01:07:59
vado sempre avanti, ma tra un po' farò una lunga pausa temo :-(

Ellen si risvegliò con un forte mal di testa. Era confusa, faticava ad avere pensieri coerenti.
Si guardò attorno, provò a muoversi ma non ci riuscì, la luce era accecante, di un bianco freddo innaturale. Era in una stanza completamente bianca, senza finestre e con un’unica porta.
Lentamente focalizzò la sua posizione. Era legata ad una seggiola metallica al centro della stanza. Non indossava più i suoi vestiti ma solo un camice bianco. Alzando lo sguardo vide una telecamera, nessun altro segno di presenza umana.
Era così confusa da non avere la percezione esatta del passare del tempo, e quando sentì una voce non seppe valutare quanto tempo era passato dal suo risveglio.
“Buongiorno dottoressa Carter” la voce era tranquilla, aveva un accento straniero ma Ellen non riuscì ad indovinare la nazionalità del suo interlocutore. Sicuramente europeo, olandese o tedesco. Proveniva da un qualche altoparlante che Ellen non riusciva ad individuare.
“Mia figlia Susan…” Furono le prime parole di Ellen
“Non si preoccupi, sta bene” rispose la voce.
“Chi è lei? Dove sono? “ chiese Ellen
“Meglio che non ci siano contatti diretti, mi creda. Ci è stata molto utile dottoressa Carter, la ringrazio. Peccato non poterla più utilizzare” disse la voce con falso ossequio.
“Non riesco a capire” rispose Ellen
“Lei è stata uno dei primi soggetti sottoposti ad osservazione. E' sempre stata sotto sorveglianza anche se non se ne è mai accorta. Ci siamo decisi a intervenire quando il computer ci ha segnalato che era entrata fuori orario di lavoro nella palazzina uffici. Di per se non era allarmante ma ad un certo punto il segnale del chip rfid che ha sulla fronte è scomparso dai monitor e ciò non è possibile. A quel punto l'abbiamo lasciata fare per controllare le sue intenzioni. Il resto della storia lo conosce.”
Ci state trattando tutti come cavie?” disse Ellen in tono duro.
La voce rispose “Lei ha innestato in fronte uno dei nostri chip rfid di prima generazione. Non l’abbiamo mai aggiornato, ci serviva un riscontro rispetto ai modelli più evoluti attuali. Una sorta di sperimentazione in cieco. Dovrebbe saper di cosa si tratta dottoressa” La voce che parlava aveva ora un tono di vaga soddisfazione.
“A che scopo una tale perversione?” chiese Ellen
“Se avesse fatto in tempo a leggere i file che ci ha sottratto saprebbe qual’è il nostro progetto. A proposito non siamo riusciti a trovare la chiavetta usb usata per sottrarci i dati, dove l’ha nascosta?” chiese la voce
“Fottiti!” fu la risposta immediata di Ellen
“Peccato dottoressa Carter, dopo tutti questi anni non ci è più utile.” “In verità,” disse dopo una breve pausa “non è del tutto esatto ci aiuterà in un’ultimo esperimento”
Il tono delle ultime parole era quasi di macabro divertimento. La voce cessò e la stanza si riempì di gas.
Ellen tossì e tento di non respirare ma fu tutto inutile. Dopo pochi attimi perse conoscenza.
Velocemente come era stato immesso, il gas si dissolse aspirato da potenti ventole.
L'unica porta della stanza si aprì ed entrarono due robusti infermieri con una barella su ruote, seguiti da quello che sembrava un medico in camice bianco. Era sulla quarantina, leggermente stempiato ma con i capelli ancora neri. Si muoveva sicuro, con un portamento da militare.
“ Che ne facciamo signore?” Chiese uno degli infermieri rivolgendosi al medico come se fosse un militare di grado superiore.
Il medico parve essere incerto ma poi disse “Portatela nella sala dei backup, ci ha servito bene per molti anni, anche se ignorava le vere finalità del nostro lavoro. Forse in futuro potrà ancora tornarci utile.”

Quando si svegliò per la seconda volta Ellen credette di aver sognato. Nel sogno era su un lettino di un ospedale, una strana apparecchiatura si muoveva lentamente sopra di lei, le ricordava quella volta in cui per una caduta era stata sottoposta ad una TAC.
Ora però era vestita con i suoi abiti e si trovava in un grande prato, diviso da una staccionata di legno alta poco più di mezzo metro.
Guardò oltre la staccionata e vide Susan che giocava. La bambina vide la madre e agitando le braccia la chiamò : Mamma, mamma vieni! Però c’erano dei particolari che non quadravano. La voce di Susan sembrava non provenire da lei ma rimbombava nella testa di Ellen.
L’immagine sembrava quella di un sogno, bellissima ma sfocata e irreale.
“Mamma, mamma vieni, qui è bellissimo” ripetè ancora Susan.
Ellen abbandonò ogni precauzione, troppo felice di aver ritrovato la figlia.
Saltò la staccionata e improvvisamente gli mancò il terreno sotto i piedi.
Pochi attimi e fu tutto buio. Il suo corpo giaceva sfracellato ai piedi della palazzina di uffici della Mindtech.
Alcuni testimoni dissero di averla vista in piedi, con sguardo stravolto, ferma sul bordo del tetto a terrazza della palazzina uffici.
Poi improvvisamente l’hanno vista saltare il parapetto e cadere nel vuoto. Non c’era nessuno con lei, un evidente caso di suicidio.

andrea 104KG Inserito il - 31/05/2019 : 00:56:22

Poche righe anche oggi....

La mente di Ellen prese a funzionare in modo frenetico. Capì che Susan non era nel letto dalla sera precedente.
Fece numerose ipotesi, prima in maniera confusa, poi con estrema rapidità si sistemarono nella sua mente come le tessere di un puzzle che vanno al loro posto.
La stavano sorvegliando, chissà da quando, si era illusa di essere libera. Probabilmente si erano accorti della sua intrusione nel sistema la sera precedente e avevano minacciato la baby sitter per portare via Susan. Oppure anche la baby sitter era complice e faceva parte dei suoi sorveglianti.
Non che cambiasse un granchè, la sua Susan era sparita.
Si impose di restare calma. Cosa doveva fare? A chi poteva rivolgersi?
Non era sicuro rivolgersi a qualcuno all’interno del villaggio, tutti avevano un chip rfid sottopelle e quindi tutti erano controllati, o peggio condizionati in qualche modo per lei ancora sconosciuto.
Decise che la cosa migliore da fare era denunciare la scomparsa della figlia, ma non alla polizia privata interna al villaggio ma alle autorità esterne. Bisognava quindi prendere l’auto e andarsene da lì. La sua casa, il luogo che avrebbe dovuto proteggere lei e sua figlia si era rivelato una trappola.
Era attanagliata dalla paura e dai dubbi..., e se non fosse riuscita ad arrivare al posto di polizia esterno al villaggio?
E se anche i poliziotti esterni si fossero rivelati corrotti dai soldi della Mindtech?
Se l’avessero presa chi si sarebbe occupato di sua figlia?
Ovviamente c’era anche il padre di Susan, Andrea Boschi, che però neanche sapeva di esserlo.
Vide una foto di Susan in una cornice portafoto. Era recente, risaliva alle vacanze pasquali. Susan nella foto era sorridente e allegra.
Ellen tolse rapidamente la foto dalla cornice e l’infilò nella borsetta.
Prese le chiavi dell’auto e il celluare. Si fermò un attimo con il cellulare in mano, pensò che sicuramente era sotto controllo e lo tirò contro il muro mandandolo a pezzi.
Si impose di restare calma, uscì, salì in auto e si diresse verso l’uscita del villaggio. Il cartellone pubblicitario di un negozio di articoli sportivi ed armi nel centro commerciale del villaggio le fece venire un’idea. Si era ricordata della passione per il tiro con l’arco del padre di Susan.
Acquistò una freccia, il modello più costoso, arrotolò la foto della figlia e dopo aver scritto di nascosto poche parole sul retro della foto l’inserì nell’interno cavo della freccia rimuovendo la cocca.
Si rivolse al commesso dicendo che era un regalo e chiese di poterla spedire. Il commesso si mostrò piuttosto stupito dalla richiesta, non gli era mai capitato di spedire una singola freccia.
Però vista l’insistenza della cliente l’accontentò.
“Devo mettere il mittente?” chiese il commesso?
“No, è una sorpresa” disse Ellen. In realtà temeva che il suo pacco fosse fermato e esaminato se vi compariva il suo nome.
Non era tranquilla, si sentiva sorvegliata, sapeva che si poteva rilevare la posizione di ogni persona nel villaggio e chissà quante telecamere l’avranno inquadrata o magari la stavano inquadrando proprio ora.
Ma non poteva farci nulla, anzi si chiedeva perchè ancora nessuno
l’avesse fermata.
Risalita sull’auto si avviò all’uscita del villaggio.
Il villaggio, completamente isolato dal mondo esterno da un’alta recinzione, aveva diverse uscite. La principale, verso cui si stava dirigendo Ellen, era costituita da una barra metallica ad azionamento automatico sorvegliata da una guardia. Vicino c’era anche una palazzina con un ampio parcheggio. Era la sede
della sicurezza interna del Mindtech Village. Solitamente la barra di controllo si alzava automaticamente all’avvicinarsi delle auto. Il sistema di chip rfid, associato a telecamere, permetteva un controllo rapidissimo da parte del computer centrale dell’identità delle persone nell’auto. Solo se risultava che nell’auto c’erano persone esterne al villaggio la barra non si alzava e interveniva il controllo degli addetti alla sicurezza.
Ellen si avvicinò alla barra ma contrariamente al solito questa non si aprì. Fu presa dal panico e pensò di sfondarla. Provò ad accelerare ma l’auto si spense. Non controllavano solo le persone al Mindtech Village. Due addetti alla sicurezza si avvicinarono all’auto e quando Ellen abbassò il finestrino per parlargli, la guardia senza dire una parola spruzzò uno spray dentro l’abitacolo. Ellen non fece in tempo a dire nulla, solo un breve colpo di tosse e tutto si fece nero.
andrea 104KG Inserito il - 30/05/2019 : 12:42:06
Grazie leonardix
leonardix Inserito il - 30/05/2019 : 10:40:26
Bello, letti tutti d'un fiato! Complimenti!
andrea 104KG Inserito il - 30/05/2019 : 00:24:55
grazie ancora a tutti.
si prosegue...

Il portatile era molto vecchio e si accese con estrema lentezza. “Sarà un lavoraccio”pensò Ellen, “ma sono per la maggior parte file di documenti e anche questo PC non dovrebbe avere difficoltà a leggerli”.
Il materiale era tantissimo, diviso in cartelle, con dei nomi che Elena non aveva mai sentito.
La prima cartella che aprì, fu la cartella “Mappe”. All'interno trovò i progetti di costruzione del centro in cui lavorava. Negli elaborati erano però indicati dei piani sotterranei di cui Elena ignorava l'esistenza. Dai disegni sembrava che l'intera collina su cui sorgeva il centro studi forse attraversata da gallerie e ampi locali sotterranei. Ellen si chiese a cosa potesse servire tanto spazio, che segreti potesse contenere.
C’erano anche le fatture del materiale per la costruzione del centro. Ellen le esaminò superficialmente e notò l'acquisto di costosi strumenti scientifici che non aveva mai visto nei laboratori della Mindtech.
Evidentemente c’erano dei laboratori segreti, ben attrezzati, nel sottosuolo. Non riuscì a capire chi vi avesse accesso e in che modo.
Un'altra cartellina attirò l'attenzione di Ellen. “Progetto mk-ultra” Conosceva quel nome, “mk-ultra” era il progetto iniziato dalla CIA negli anni 50 per tentare il controllo della mente umana con la somministrazione di allucinogeni come il famoso LSD, o per mezzo di costrizioni fisiche e pressioni psicologiche estreme. Ricordò che sulla stampa aveva letto diversi articoli sul cosiddetto “Candidato Manciuriano” il sicario perfetto, una persona inconsapevole che era stata condizionata ad uccidere al ricevimento di un segnale. Purtroppo la CIA, prima che venisse reso pubblico il progetto, distrusse gran parte del materiale sugli esperimenti effettuati, in un gran parte illegali e a volte compiuti all'insaputa dei soggetti sottoposti agli esperimenti.
Ellen conosceva abbastanza bene la storia del progetto mk- ultra, in quanto il suo lavoro sui chip rifid era spesso associato a tali sperimentazioni e in più occasioni le era stato chiesto di parlare con i giornalisti per spiegare che le ricerche della società per cui lavorava avevano obiettivi del tutto diversi.
I documenti che trovò nella cartellina le erano però del tutto nuovi.
Vi erano molte foto, in bianco e nero, probabilmente risalenti agli anni anni 50, che Ellen faceva fatica a guardare. Ritraevano persone sottoposte ad esperimenti di elettroshock, altre con addosso camicie di forza e in evidente stato di alterazione mentale.
Tutte però sembravano emanare sofferenza, tanto che Ellen dopo un po' si rifiutò di aprirne altre.
Vi erano rapporti medici sugli effetti della somministrazione di LSD, sugli effetti dell’ipnosi e delle violenze fisiche associate alla droga.
Per ultimo esaminò una cartella dal nome curioso “progetto Mirror”.
Era piena zeppa di documenti scientifici, in gran parte riguardanti la genetica. Ellen era una biologa ma riusciva a comprenderne una minima parte.
C’erano anche delle foto, la maggior parte riguardava i corpi nudi di due persone su dei lettini uguali a quelli di un ospedale. Ma in realtà era difficile definirle due persone perchè erano esattamente identici, come dei gemelli omozigoti.
“Non è possibile.... che facciano esperimenti di clonazione umana?” pensò Ellen nauseata. La stanchezza stava prendendo il sopravvento e decise di continuare con calma la lettura nei giorni successivi.
Mentre si spogliava per andare a dormire, si rese conto che non poteva lasciare la chiavetta usb con i dati incustodita.
Non sapeva se i suoi impegni l’indomani le avrebbero permesso di leggere, per cui doveva trovare un nascondiglio sicuro.
Si ricordò di quando Andrea, che aveva lavorato per qualche anno come insegnante in una scuola carceraria , forse un pò per fare colpo con una stranezza o per divertirla, le aveva detto : “Oggi i miei alunni mi hanno raccontato qual è il modo più sicuro di nascondere il bottino di una rapina. Basta è mettere i soldi in un barattolo di vetro per i podori e poi sotterrarlo. Si conservano per decenni, quando escono di prigione basta ricordarsi bene dov'è stato seppellito il barattolo”.
Ellen non aveva bisogno di conservare la chiavetta per anni, le venne comunque istintivo guardare fra i contenitori di creme che usava giornalmente . C’era un vasetto di vetro quasi vuoto di forma cilindrica che sembrava adattissimo.
Lo ripulì e ci mise la chiavetta. Aprì la porta che portava in terrazza
e di nuovo si ricordò di Andrea e della sua passione per le rose. Aveva una bella pianta di rose fiorite in un grande vaso. Non le fu difficile seppellire il piccolo vasetto nella soffice terra del vaso. Finalmente potè andare a dormire meno preoccupata.

8 Epilogo per Ellen

La sveglia elettronica si attivò puntuale alle 7.
Ellen scese in cucina e cominciò a peparare la colazione per se e per Susan. Di solito Susan si svegliava affamata e non era necessario buttarla giù dal letto. Però quella mattina non si vedeva ne si sentivano rumori dal piano superiore.
“Susan, scendi o farai tardi a scuola” disse con voce stentorea Ellen.
Non ottenne però nessuna risposta.
Preoccupata salì verso la cameretta di Susan.
Aprì la porta e vide che Susan
sembrava ancora sotto le coperte.
“Susan stai male?” disse Ellen avvicinandosi al letto.
Quando però fu molto vicina fu presa dal terrore. Sotto le coperte c’era solo un cuscino.
Bilbo Inserito il - 29/05/2019 : 18:17:56
Che bello!
microchip Inserito il - 29/05/2019 : 18:12:35
Bello, di cussler li ho divorati tutti adesso appena finisco gli ultimi due di daniel silva comincio i tuoi
andrea 104KG Inserito il - 29/05/2019 : 16:31:25
No a Clive cussler
tarmax Inserito il - 29/05/2019 : 15:16:46
complimenti.
ispirato al grande Ballard?
gizeta Inserito il - 28/05/2019 : 13:23:34
Bravo Andrea. Grazie
Miky75 Inserito il - 28/05/2019 : 11:37:23
A questo punto della storia grande spazio per l'immaginazione. Una strana morte forse un omicidio alienando la mente dell'autista tramite il chip.
La dottoressa potrebbe essere scoperta dal pc centrale perchè cmq hanno inserito la data del decesso del dott. Carter quindi quest'ultimo non poteva
fisicamente accedere al pc..... mumble mumble..... vediamo cosa tira fuori l'autore nei prossimi paragrafi.
andrea 104KG Inserito il - 27/05/2019 : 23:18:28
si continua ....


Il furto del chip rfid.

Quella mattina Ellen come sempre si recò al lavoro a piedi, percorrendo il chilometro di strada che separava la sua casa dalla sede della Mindtech. Attraversare una zona verde, con ampi marciapiedi e strade praticamente senza traffico, la rilassava e l'aiutava ad affrontare la giornata lavorativa. Una volta giunta nei pressi della palazzina percepì che c'era qualcosa di diverso dal solito. Nel parcheggio erano allineate molte auto lussuosissime. Ellen sapeva che appartenevano agli alti dirigenti e ai consiglieri di amministrazione della società, era però raro vederle tutte assieme.
Si rivolse così alla guardia all'ingresso : “Buongiorno Jhon, che succede oggi? Una riunione dei “pezzi grossi?”
“Buongiono dottoressa Carter” disse la guardia e continuò “ Niente di buono, purtroppo. Lei conosceva il dottor Miller?”
“Solo di vista, è a un livello gerchico molto più alto dell mio, un consigliere di amministrazione. Ma perchè ne parli al passato?” rispose Ellen.
“Un terribile incidente” disse la guardia “Ieri sera la sua auto ha sbandato e sfondato il gard rail precipitando in un dirupo. Dalle prime indiscrezioni sembra che l'autista avesse bevuto... Sono morti entrambi sul colpo, l'autista e il dottor Miller”
Susan era dispiaciuta ma conosceva troppo poco ill dottor Miller per esserne veramente sconvolta.
“ Come mai sono tutti qui e non in un ospedale? Chiese Susan.
“La cause della morte era chiara, non erano necessari ulteriori accertamenti e dall'ospedale la salma è stata trasportata qui per applicare la procedura standard” rispose la guardia.
“Già me ne ero dimenticata. Grazie John” Susan salutò e si addentro nell'edificio riflettendo.
La “procedura standard” prevedeva che chiunque lavorasse per la Mindtech firmasse un accordo che stabiliva che in caso di morte il chip rfid sulla fronte venisse espiantato, esaminato e cremato assieme alla salma.
Anche in caso di autopsia il contratto che li legava alla società prevedeva che fosse effettuata nella clinica privata esistente nel villaggio.
Per fortuna la procedura non era stata applicata molte volte e quando era capitato, Ellen come biologa aveva presenziato all'estrazione del chip per esaminarlo. In fondo il suo compito era testare la compatibilità biologica dei chip.
Mentre riflettendo si stava avviando verso il suo laboratorio una segretaria, uscendo da un ufficio, la chiamò “Dottoressa Carter! La vogliono al telefono” e così dicendo le passò un cordless.
“Buongiorno dottoressa Carter, sono il dottor Lee, della clinica interna, dovrebbe venire qui..”
“Sono stata informata” lo interruppe Ellen” e continuò “Passo un attimo in laboratorio a cambiarmi e in 5 minuti sono da lei”
Un'idea rischiosa balenò nella mente di Ellen. Sapeva che il chip innestato nella fronte del dirigente conteneva un codice di accesso di massimo livello.
Arrivata al suo laboratorio indossò il camice e da un cassetto prese un chip rfid inattivo che veniva usato per le presentazioni alla stampa. Lo nascose in un guanto di lattice. Frugò nella borsetta e prese il rossetto. Notò che per fortuna aveva il cappuccio metallico dorato che si infilava in un altro tubetto metallico. Tolse il rossetto all'interno e lo getto nel bagno del laboratorio e si avviò verso la clinica interna.
Durante l'autopsia venne estratto il chip. Ellen per esaminarne le condizioni lo prese e per pulirlo si avvicinò ad un lavabo voltandosi di spalle rispetto al personale medico presente nella sala. Con un'abile mossa estrasse dal guanto il chip identico, inerte, che usavano per le presentazioni al pubblico del prodotto. Estrasse il tubetto di rossetto per le labbra, svuotato dal contenuto. Il tubetto metallico avrebbe isolato il chip dagli scanner che lo attivavano trasmettendo onde elettromagnetiche.
Se non lo avesse fatto, allontanandosi dalla sala delle autopsie, ogni porta si sarebbe aperta registrando la presenza dell'importante dirigente nel computer centrale. Cosa evidentemente impossibile, visto che era deceduto.
Tornò verso il tavolo delle autopsie e porse il falso chip al medico senza che sospettasse nulla. La prassi era che il chip dopo essere stato esaminato venisse distrutto cremandolo assieme alla salma.
Ellen sapeva che il codice di autenticazione del chip sarebbe stato disabilitato ma sapeva anche che lo avrebbero fatto senza fretta, dopo qualche giorno.
Con una calma che non sapeva di possedere, passò la giornata lavorativa svolgendo i soliti compiti. Solo di tanto in tanto, lanciava uno sguardo alla sua borsetta con il tubetto di rosseto e il chip rfid del dottor Miller in esso contenuto.
Quella sera tornò a casa e dopo aver cenato con la figlia Susan, disse che tornava in ufficio per un lavoro straordinario da finire.
Malgrado Susan avesse quasi 10 anni, Ellen non si fidava a lasciarla sola la sera e chiamò una baby sitter. Nel villaggio c'era un efficentissimo servizio di baby sitter, con ragazze disponibili 24 ore su 24.
Dopo pochi minuti una ragazza sorridente poco più che ventenne, suonò alla porta.
“ciao Linda”disse Ellen ricambiando il sorriso e continuò “sono contenta che l'agenzia abbia mandato te, Susan ti adora”
“grazie signora” rispose la giovane ragazza arrossendo un po'.
Ellen uscì tranquilla, nel villaggio, isolato dall'esterno, non c'erano pericoli di nessun tipo.
Tornò verso la palazzina della Mindtech, stavolta usando l'auto.
Come sempre, quando si avvicinò alle porte scorrevoli in cristallo del palazzo che ospitava gli uffici, queste si aprirono automaticamente, riconoscendo il chip rfid impiantato nella fronte di Ellen.
Certo il computer centrale avrebbe rivelato la sua presenza nell'edificio ma non era strano che a volte facesse degli staordinari.
C'era anche un vigilantes per il turno notturno che controllava tutto il palazzo da uno stanzino pieno di monitor.
Era un ex poliziotto grasso e non molto alto, che considerava quel lavoro tranquillo come un dono divino.
"Buonasera dottoressa Carter" disse il vigilantes da dietro una parete in cristallo con un sorriso e continuò "Stasera si lavora fino a tardi?"
"Ciao Mark, si purtroppo ho delle scadenze da rispettare" rispose Ellen in tono triste.
"Buon lavoro allora" il vigilantes la saluto con una mano.
Ellen ricambiò il cenno di saluto e rapidamente si mosse verso un ascensore che l'avrebbe portata al penultimo piano, dove c'era il suo ufficio.
Entrò nel suo ufficio e dopo essersi tolta il soprabito, gettandolo su una poltroncina, prese la borsetta e si diresse alla toilette.
Sapeva che il bagno era senza telecamere e l'agente, ammesso che la sorvegliasse, non avrebbe potuto vedere cosa stava facendo. Apri la borsetta e ne trasse un cerotto, simile a quelli usati per le piccole ferite. In realtà era un modello speciale che usavano solo nei laboratori quando c'era la necessità di isolare il chip che tutti portavano sulla fronte. In alcuni esperimenti infatti si volevano evitare interferenze dovute alla presenza di troppe persone con troppi chip in una stanza.
Ellen col viso rivolto allo specchio, si sistemò il cerotto nell'angolo destro della fronte, appena sotto l'attaccatura dei capelli. In quel modo la sua presenza non sarebbe più stata registrata dai sensori. Estrasse dalla borsetta il contenitore del rossetto dove aveva nascosto il chip dell'alto dirigente deceduto il giorno prima.
Senza aprirlo uscì dal bagno, prese una cartellina di documenti e si diresse verso una vicina sala riunioni.
Sapeva che se ci fosse stato un controllo sarebbe stato imprudente usare il computer del suo ufficio. Meglio usare quello della sala riunioni, a cui avevano accesso molte persone.
Quando arrivò di fronte alla porta della sala, la serratura non si aprì. Buon segno, pensò Ellen, lo scanner della porta non aveva rilevato la sua presenza. Il cerotto isolante funzionava.
Le bastò togliere il cappuccio metallico dal contenitore del rossetto per sentire il click della serratura che scattava. Il chip del dirigente deceduto funzionava ancora. Ellen si sentì rassicurata, tutto andava come previsto. Doveva fare presto, non conosceva il funzionamento del sistema di riconoscimento in tutti i suoi dettagli. Forse non avevano previsto un controllo automatico nel caso di uso di un chip di una persona deceduta. Non era un caso frequente e inoltre tutti i chip venivano espiantati e distrutti, non serviva controllare che venisse usato dopo la morte di chi lo portava. O almeno così Ellen sperava.
La luce nella sala riunioni si accese automaticamente e Ellen si diresse ad uno dei numerosi computer presenti nella sala.
Accese il pc e questo riconobbe immeditamente chi aveva davanti, mandando un messaggio di saluto al dirigente deceduto. Ellen aprì con calma la cartellina porta documenti che si era portata dietro.
Sapeva che la guardia all'ingresso si sarebbe accorta dell'accensione delle luci nella stanza. Ma avrebbe visto solo Ellen che lavorava con dei documenti sul tavolo.
Ellen ora aveva accesso a tutti i documenti registrati sul server centrale. Non poteva leggerli tutti per cui si limitò a copiarli su una memoria usb che si era portata dietro.
Ci volle un po' di tempo, perché si trattava di alcuni gigabyte di dati, principalmente documenti di testo, ma anche fotografie e filmati che Ellen non aveva mai visto prima.
Fece finta di lavorare sui documenti che aveva portato nella sua cartellina, per non insospettire la guardia, nel caso l'avesse osservata.
Continuò ancora per un po'dopo il termine della copia dei dati cercando di non mostrare nervosismo.
Ritornò poi nel suo ufficio, andò alla toilette si tolse il cerotto isolante dalla fronte, gettò il chip rfid del dottor Miller a terra, lo schiacciò con una scarpa e getto i pezzi nel wc. Indugiò ancora nel suo ufficio per alcuni minuti.
Poi senza fretta rimise i documenti dentro la cartellina e si diresse con calma verso l'uscita.
Si sentiva un po' nervosa, non si trovava proprio a suo agio nei panni della spia. La guardia stava guardando una partita di football americano in una piccola tivù all'interno della sua stanzetta con le pareti in vetro.
Quando quando Ellen le passò di fronte le rivolse solamente un saluto distratto.
Appena uscita, tirò un sospiro di sollievo.
Prese la sua auto e si diresse verso la sua vicina abitazione. Come al solito il portoncino si aprì registrando la sua presenza.
Trovò la baby sitter in soggiorno, sola, seduta sul divano a guardare un programma tv.
La ragazza si alzò prontamente e si rivolse ad Ellen “Ho messo a letto Susan, era molto stanca, si è addormentata dopo solo due strofe della sua fiaba preferita”.
“Grazie Linda, puoi andare.” rispose Elen che però aveva percepito un’incertezza nella voce della ragazza. “Vuoi che ti accompagni in auto? “ chiese Ellen.
“Grazie non c'è bisogno signora. Ho la mia auto qui vicino nel parcheggio del centro commerciale” rispose la ragazza e si avviò verso l'uscita. Non ci fu bisogno di pagarla, anche lei come tutte le altre persone che avevano accesso al villaggio, aveva innestato in fronte, un chip rfid. Alla sua uscita il computer avrebbe registrato automaticamente il suo tempo di permanenza nella casa e le avrebbe accreditato il suo compenso direttamente sul suo conto bancario.
Uscita la ragazza, Ellen si diresse al piano di sopra, socchiuse lentamente la porta della cameretta della figlia, stando attenta a non fare rumore. Nella penombra, vide le coperte gonfie sul suo lettino dall'altra parte della stanza e richiuse con la stessa cura la porta della cameretta.
Rassicurata, Elena si diresse verso il suo studio.
Non accese il moderno computer che aveva sulla scrivania, ma andò verso la libreria e si chinò per prendere un vecchio computer portatile in un ripiano in basso. Infatti sapeva bene che tutti i computer esistenti nel villaggio erano collegati in rete, mentre quel vecchio pc, non aveva nessuna connessione. Non si fidava infatti a leggere il contenuto della chiavetta usb sul computer collegato in rete.
andrea 104KG Inserito il - 27/05/2019 : 12:30:39
Grazie ibla grazie miky75 e grazie a tutti
Miky75 Inserito il - 27/05/2019 : 09:26:28
Dai Andrea leggerlo a rate è piacevole, riesco a ritagliare un momento nella giornata per leggere una storia interessante.
Ibla Inserito il - 26/05/2019 : 01:51:21
Quello che consideri essere per te un hobby, Andrea,
è per me uno dei più belli.
Scrivere fa bene alla mente, perché rende ad essa visibili
i suoi pensieri, li contestualizza e li elabora con un
approccio più critico, migliorando il rapporto con se stessi
e con gli altri.
Scrivere, stimola la fantasia, la creatività:
la mente lascia il mondo fuori,
ritrova se stessa e inventa Storie.
Leggerle, stimola la fantasia, la creatività:
la mente lascia il mondo fuori,
entra nelle Storie e si libera dai sedimenti
del pensiero immobile ricurvo su se stesso,
ritrovando se stessa.


Alla citazione di Mogham
(v. http://www.jobike.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=72954&SearchTerms=,bomba,zar ),
ne aggiungo un'altra:
è di Primo Levi, che alla domanda "Perché si scrive?",
risponde adducendo varie motivazioni,
ponendo però al primo posto questa:

"(...)
Perché se ne sente l'impulso o il bisogno.
È questa, in prima approssimazione,
la motivazione più disinteressata.
L'autore che scrive perché qualcosa o qualcuno
gli detta dentro, non opera in vista di un fine;
dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria,
ma saranno un di più, un beneficio aggiunto,
non consapevolmente desiderato : un sottoprodotto,
insomma.
Beninteso, il caso delineato è estremo, teorico,
asintotico;
è dubbio che mai sia esistito uno scrittore,
o in generale un artista, così puro di cuore..."

Beh, a quanto pare Andrea, su quest'ultimo punto si sbagliava!
andrea 104KG Inserito il - 26/05/2019 : 01:32:32
continuo imperterrito... Non so se leggerlo "a rate" è una cosa fattibile, fatemi sapere...

Quella mattina Ellen aveva appena portato Susan a scuola e si era diretta, a piedi come faceva sempre, verso il vicino posto di lavoro.
La giornata di Ellen non era delle più esaltanti.
Aveva passato la mattinata a fare "il cambio stagione dei vestiti nell'armadio" come diceva ai suoi colleghi quando la vedevano per ore non distogliere quasi mai lo sguardo dal suo pc.
In realtà stava riordinando i risulati scientifici dei suoi esperimenti in un archivio computerizzato.
Pur essendo il capo del suo reparto Ellen preferiva fare il lavoro personalmente perchè sosteneva che proprio come quando si fa il cambio di stagione nell'armadio, se si delega il compito ad altri poi si finisce per non trovare più i vestiti.
Era ormai mezzogiorno quando il faccione di un uomo corpulento,vestito in maniera informale, si affacciò alla porta, sempre aperta, del suo ufficio.
"Ciao Ellen, vieni a pranzo?" chiese l'uomo.
"Arrivo fra un minuto Alan" rispose Ellen al suo collega Alan Turing, capo della sezione informatica.
Ellen si chinò sulla scrivania e rapidamente col muose spense il computer, attendendo che lo schermo diventasse nero. Era una precauzione inutile, il computer avrebbe dato l'accesso solo ad Ellen, riconoscendo il suo chip rfid ma dopo anni ancora Ellen non si fidava del sistema e aveva impostato una password manuale all'accensione del pc.
Si avviarono a passo svelto verso la sala mensa.
In realtà la sala mensa della Mindtec ltd era un vero e proprio ristorante, piuttosto lussuoso, con servizio ai tavoli e un verò menù già appoggiato sui tavoli apparecchiati.
Uno dei tanti vantaggi che aveva chi lavorava per la Mindtech ltd.
"Oggi prenderò del pesce" disse Alan senza alzare gli occhi dal menù.
"Ma se non ti è mai piaciuto!" esclamò sorpresa Ellen.
"Non so, ultimamente lo gradisco" rispose distrattamente Alan.
I rumori di un litigio li distrassero dalla scelta delle pietanze.
In fondo alla sala un uomo stava litigando con il cameriere.
"Vado a vedere cosa succede, tu continua a scegliere" disse Alan alzandosi dal tavolo.
Fu di ritorno dopo un paio di minuti.
"Era Marc Simmon, il responsabile dell'ufficio amministarativo, ha litigato col cameriere perchè non voleva essere servito da un gay. Come certamente sai il cameriere è omosessuale"
disse Alan
"Ma è assurdo!" esclamò Ellen
"Sono daccordo con te, è una forma di discriminazione" rispose Alan.
"Non mi riferivo al motivo del litigio. Pensavo a Mark Simmon" rispose Ellen e continuò "Conosco Mark dai tempi del college ed è sempre stato un progressista, sostenitore convinto dei diritti delle minoranze fra cui anche quella degli omosessuali."
Alan non rispose ma scrollò le spalle con un chiaro gesto che indicava che il fatto non era per lui di gran interesse.
Il pranzo prosegui tranquillo, senza che si parlasse più dell'episodio.
Ellen però continuava a provare una strana sensazione. Negli ultimi mesi molti dei suoi amici o conoscenti avevano manifestato dei mutamenti, più o meno marcati, nel loro carattere.
Solo ora però stava collegando gli avvenimenti.
Scacciò il pensiero che stava prendendo forma in maniera ancora confusa nella sua mente.
Terminato il pranzo riprese il lavoro e alle 17 si avviò all'uscita della moderna palazzina. Salutò l'agente di guardia all'ingresso e si diresse a piedi verso la sua abitazione, a meno di un chilometro dal centro ricerche.
Come sempre, una volta giunta di fronte all'entrata della sua abitazione, fu riconosciuta dal sensore posto all'ingresso e la porta si aprì automaticamente.
Susan non era ancora tornata dalla scuola a tempo pieno presente all'interno del villaggio. L'orario scolastico infatti era stato disegnato in modo che i ragazzi tornassero dopo pochi minuti dal termine dell'orario lavorativo dei genitori. Tutto perfetto al Mindtech Village.
Ellen sentì il rumore di uno scuolabus e dopo pochi attimi Susan entrò in casa. Non salutò la mamma come faceva sempre ma si diresse subito in bagno.
"Susan, sei tu?" chiese Ellen a voce alta dalla cucina. "Vieni ho iniziato a fare la crostata di mirtilli"
Ellen sapeva che a Susan piaceva tantissimo partecipare alla preparazione dei dolci.
Però questa volta la ragazzina non arrivò di corsa sorridente come al solito.
Ellen si insospettì e dopo essersi ripulita le mani dalla farina, si diresse verso il bagno. La porta era chiusa a chiave dal di dentro, cosa che Susan non faceva mai.
"Susan cosa fai li dentro?" e con tono perentorio continuò "Aprimi subito!"
Si sentì girare la chiave nella toppa ma lentamente in maniera svogliata, quasi a voler ritardare il più possibile l'apertura della porta.
Susan aprì, era a testa bassa, come per sfuggire lo sguardo ed evitare una punizione.
"Cosa ti è successo? disse Ellen alzando con la mano sotto il mento il viso della bambina.
"Mio dio, ma tu hai un occhio gonfio. E cosa sono quei graffi sulla guancia? Ti sei azzuffata come un maschiaccio?" disse Ellen stupita
"E' tutta colpa di quella stupida ebrea. Deve starmi lontano." disse la bambina con un tono insolitamente carico d'odio.
"Ma cosa dici Susan!" Esclamo allibita Ellen.
"Gli ebrei sono una razza inferiore lo sanno tutti. Quando Magda Smith si è seduta vicino a me in sala mensa non potevo far finta di nulla. Le ho detto che gli inferiori devono cambiare posto. Lei ha reagito e ci siamo azzuffate."
Ellen rimase come congelata a quelle parole.
"Chi ti ha raccontato queste cose?" disse
"Le so e basta. Lo sanno tutti chi sono gli ebrei" rispose Susan con tono duro.
"Basta! Non ti ho educata in questo modo! Vai subito in camera tua. Il prossimo fine settimana non potrai uscire!"
disse arrabbiata Ellen.
La bambina si diresse alla sua camera e si chiuse dentro.
Ellen era sconvolta. Come poteva una ragazzina di dieci anni avere quelle idee?
Le tornò in mente l'episodio della mattina all'ora di pranzo e molti altri piccoli episodi degli ultimi mesi.
Ellen aveva cominciato a pensare che qualcuno avesse cominciato a giocare con le loro menti.
Qualcuno all'interno della Mindtech.
Ma adesso avevano passato il segno.
Era già da qualche tempo che Ellen aveva iniziato a dubitare delle finalità del suo lavoro.
Dopo i primi anni pieni di entusiamo, Ellen si era gradualmente accorta che non sapeva veramente a cosa stesse lavorando. Certo il risultato era visibile, un avanzatissimo chip rfid, innestabile sottopelle, di ultima generazione.
La progettazione però era divisa in gruppi di lavoro, ogni gruppo di ricercatori aveva il suo obiettivo parziale ma non aveva la visione complessiva del prodotto finale.
Il suo gruppo si occupava di compatibilità biologica dei materiali. Aveva provato a chiedere informazioni ad alcuni colleghi che si occupavano della parte elettronica ma anche costoro avevano una visione limitata alla loro parte del lavoro, senza una visione complessiva delle caratteristiche di funzionamento del chip rfid che stavano costruendo.
Il dubbio che che pian piano si era insinuato nella sua mente era che in qualche modo i chip che stavano costruendo potessero essere usati per cose più complesse che non la semplice identificazione e l'ottenimento di dati medici. All'inizio aveva scacciato l'idea, ritenendola una semplice paranoia, ma le continue osservazioni dei cambiamenti della gente attorno a lei avevano continuato ad alimentare il tarlo del dubbio.
Si chiedeva come mai lo notasse solo lei e perchè lei fosse l'unica a non essere cambiata. Se veramente il chip che veniva innestato a tutti gli abitanti del Mindtech Village fosse stato in grado di influenzarne le idee o semplicemente i gusti e le scelte della vita quotidiana, come mai lei ne era rimasta immune? Dopotutto era stata una delle prime persone, dieci anni fa ha ricevere l'innesto del rfid.
Adesso però avevano cominciato a colpire anche i bambini. Era troppo, doveva indagare per confermare o fugare i tuoi sospetti.
Non era però facile. Tutto era memorizzato nel computer centrale e l'accesso era regolato dai chip rfid installati in ogni persona, solo pochi dirigenti di altissimo livello avevano l'accesso completo agli archivi.
Tormentata da questi pensieri riuscì a dormire ben poco. Nei giorni successivi non riuscì a trovare un modo per accedere ai file riservati finchè l'occasione non venne in maniera inaspettata.
andrea 104KG Inserito il - 25/05/2019 : 21:39:35
Bilbo mandami un'e-mail, non riesco a contattarti...
andrea 104KG Inserito il - 25/05/2019 : 17:14:52
Bilbo ma se usi calibre (soft su pc) non telo converte?
Miky75 Inserito il - 25/05/2019 : 15:29:12
Bello avere anche questi spazi in jobike
Bilbo Inserito il - 25/05/2019 : 06:01:21
Speravo si potesse scaricare, ma bisogna usare l'applicazione di amazon, e quindi non utilizzabile su ebook reader non kindle.... gran peccato ero curioso di leggere
andrea 104KG Inserito il - 25/05/2019 : 01:07:59
A voi un altro paragrafetto....

7 - Mindtech Village circa un mese prima.

Tutto era lindo e perfettamente curato. Il Mindtech Village occupava la cima di una collina con una splendida vista sul mare. Una superficie di oltre 2000 ettari di un terreno un tempo brullo e bruciato dal sole. Ora tutto era verde con prati e siepi in stile inglese e non si poteva vedere un'erbaccia, tanto che si poteva pensare che le avessero distrutte con un qualche veleno. Le nuove strade erano perfettamente asfaltate senza traccia di buche, circondate da cordoli verniciati di bianco. Le lussuose auto che le percorrevano andavano lente rispettando attentamente il limite di velocità di 35 miglia orarie. Del resto il traffico era scarso e le code sconosciute. I terreni erano stati divisi in tanti piccoli lotti unifamigliari in cui sorgevano eleganti villette in legno, leggermente rialzate dal piano stradale, con vicino il garage separato dall'abitazione, nel classico stile americano. Il centro ricerche della Mindtech occupava un'area di venti ettari in cima alla collina, ed era l'unica area con costruzioni in cemento armato di notevole altezza.
Sull'altro lato della collina si potevano vedere degli impianti sportivi e un grande campo da golf. Non mancava un centro commerciale con molti negozi. Tutta la parte sud della collina era coperta da un enorme impianto fotovoltaico.
Era il nuovo villaggio per ricchi costruito dalla Mindtech ltd, prima per i propri dipendenti e poi ingrandito accettando altre famiglie, purchè in grado di pagarne i servizi. Il villaggio era completamente circondato da un'alta recinzione con filo spinato e modernissimi sensori che segnalavano ogni tentativo di intrusione. I pochi ingressi erano controllati e dei vigilantes privati compivano costantemente delle ronde di controllo. Era uno degli ormai diffusi villaggi in cui i ricchi si rifugiavano per sfuggire alle brutture del mondo esterno. Qui la delinquenza non esisteva, non esitevano poveri nè vagabondi, semplicemente perchè venivano tenuti fuori.
Ma questo villaggio era diverso dagli altri esistenti ormai da anni negli U.S.A.. Le porte delle case non avevano serrature e anche le chiavi delle auto erano sconosciute. Chi voleva vivere nel Mindtech Village accettava di farsi innestare sottopelle un piccolo chip rfid di ultima generazione, proprio sotto l’attacatura dei capelli nella zona della fronte. Era un'operazione semplicissima eseguita con una piccola anestesia locale e durava non più di dieci minuti.
Il chip rfid conteneva un codice univoco per ogni persona su cui veniva installato. Tutte le volte che la persona passava vicino ad un apposito apparecchio, uno scanner, che emetteva un'onda elettromagnetica ad una particolare frequenza, il chip rispondeva comunicando l'identità della persona su cui era innestato ad un computer centrale che provvedeva a compiere l'operazione voluta, l'apertura automatica delle porte di casa, delle portiere dell'auto, o a pagare il conto del supermercato con addebito automatico sul conto bancario della persona. Non vi era più necesità di denaro contante ma neanche di tessere bancomat o carte di credito. Naturalmente il computer sapeva tutto sulla persona, i suoi spostamenti, le sue spese e negli ultimi modelli più sofisticati introdotti dalla Mindtech, era in grado di monitorare anche alcuni parametri del suo stato di salute. Anche per l'accesso ad internet non c'era più bisogno di nome utente e password, il computer abilitava automaticamente la connessione in base alla persona che aveva di fronte.
Qualsiasi persona sprovvista del chip non avrebbe potuto fare nulla in quel villaggio.
Naturalmente esistevano anche dei chip 'paspartout' che garantivano ogni accesso e che erano innestati sugli addetti alla vigilanza. In realtà esistevano dei livelli di accesso, come nelle organizzazioni militari. A basso livello i vigilantes privati e il personale medico, potevano accedere alle abitazioni private degli abitanti del villaggio. Per entrare negli uffici e nei laboratori dove erano custoditi i segreti della società occorreva un chip con un codice particolare. Più importante era il segreto e meno erano le persone che potevano accedervi.
Ellen Carter, pur essendo ancora giovane, era una delle ricercatrici che lavorava da più anni nella società. Lavorava lì da quando era tornata in Califonia dall'Italia, dieci di anni prima.
Abitava nel nucleo originario di villette costruito in cima alla collina vicino al centro ricerche, prima che il villaggio si ingrandisse e accettasse anche altre persone non dipendenti della società.
Aveva scoperto di essere incinta poco dopo essere tornata negli U.S.A. e aveva deciso di dare il suo cognome alla bambina, chiamandola Susan Carter, e non dire nulla ad Andrea, almeno non subito. Sapeva che il padre avrebbe voluto vederla, e ciò avrebbe complicato la sua vita. Viaggi di lui in America, viaggi di lei in Italia, forse anche litigi e aule di tribunale per decidene la custodia. Ciò avrebbe nuociuto senza dubbio alla sua carriera e alla qualità della sua vita.
Del resto il villaggio di lusso era dotato di tutte le comodità, a partire dall'asilo nido fino ad una scuola privata. Così erano passati gli anni e quando Susan gli aveva chiesto del padre, aveva inventato una bugia, dicendole che era deceduto per un incidente d'auto.
L'aveva ripetuto così spesso che ormai pensava quasi fosse vero.

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