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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 20/05/2019 : 23:57:24  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Come forse qualcuno dei più assidui frequentatori del forum ricorda, ogni tanto mi prende la voglia di scrivere. Ovviamente non sono uno scrittore, neanche lontanamente mi avvicino e scrivo delle storie semplici, prediligendo il genere avventuroso /fantascientifico.
Chiarisco subito che non c'è nessun desiderio di diventare famoso/ricco, non credo proprio di avere la stoffa
I miei 4 libricini sono comunque su Amazon dove tutti e 4 hanno avuto i loro 25 lettori di manzoniana memoria
Chiedo pertanto se può essere interessante e soprattutto se non disturba che il nuovo scritto (man mano che procede) venga pubblicato in anteprima, pagina per pagina su questo forum.
Chiarisco che essendo un hobby otrebbe non avere fine, problemi di lavoro potrebbero rallentarlo per mesi... chissà...
Se avrà un termine finirà su Amazon anche questo....
anticipo che sarà il quinto libro della serie, con qualche collegamento con il libro "la città d'oro" che verrà posto in download gratuito per qualche giorno da Amazon per chiunque voglia capire se interessa.... Ovviamente il post rischia di essere lunghetto quin di chiedo agli amministratori se la cosa è fattibile....

andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 00:04:55  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Giusto per essere più chiaro posto il primo capitoletto (per vedere come viene....)

Titolo:ancora ignoto

1

1952 Stati Uniti d'America, ospedale militare della Central Intelligence Agency

Le urla erano terribili, anche se le pareti della cella erano imbottite non c'era modo di attutirle del tutto.
"Jonh non lo sopporto più, lì dentro usano la corrente elettrica su quei poveri diavoli" disse la guardia al suo collega.
"Lo sai che noi qui non contiamo nulla siamo al gradino più basso e dobbiamo solo eseguire gli ordini" rispose l'altra guardia.
"Ma tu sai chi c'è dall'altra parte? Hai visto cosa ha fatto durante la guerra.... Dannazione noi abbiamo combattuto contro di Lui, molti di noi sono morti per fermare quelli come Lui!" mentre lo diceva appariva veramente sconvolto.
"Lo so, c'ero anch'io in Germania, ma dobbiamo farlo, credi che i russi, i coreani o i cinesi non stiamo facendo la stessa cosa? Stai attento, lo sai che le indagini del senatore Mc Carthy riguardano anche noi che lavoriamo nell'esercito. Se esprimi pubblicamente i tuoi dubbi potresti essere considerato un comunista. Prenditi qualche giorno di permesso, ti spetta, sistemerò io i turni di sorveglianza" rispose la seconda guardia dando una pacca sulla spalla all'altro.
Nel mentre la pesante porta imbottita si aprì, un uomo totalmente rasato in camicia di forza venne spinto fuori. Riusciva appena a tenersi in piedi, i suoi occhi erano inespressivi, cerchiati, vuoti. Venne spinto in avanti da due robusti infermieri, seguiti da quello che sembrava un medico in camice bianco, un uomo sulla quarantina leggermente stempiato ma dai capelli ancora neri. Sembrava molto tranquillo, aveva un portamento diritto, tipico del militare più che del medico.
Le due guardie si misero sull'attenti e quando passò di fronte a loro non poterono impedire di provare un brivido.
Mentre il paziente veniva spinto verso un altra cella dagli infermieri, il medico si separò e proseguì lungo uno stretto corridoio al termine del quale un'altra guardia con una grossa chiave d'ottone aprì una grata in ferro che chiudeva tutto il corridoio. Il medico la attraversò lentamente e senti la grata richiudersi alle sue spalle. Senza mostrare emozioni, né aumentare il passo, il medico si diresse con sicurezza verso una stanza usata come sala riunioni. La stanza era ampia, ben illuminata da grandi finestre senza sbarre, il che faceva capire che si trovava nella parte civile della struttura.
All'interno lo aspettavano quattro persone, due avevano un camice bianco come il suo, mentre le altre due vestivano con eleganti giacche a doppiopetto scure, camicie bianche e cravatte nere. Anche se i loro abiti erano civili, chiunque avrebbe capito che appartenevano ad una qualche organizzazione governativa.
Non vi furono convenevoli, in silenzio il medico si sedette su una scomoda seggiola dalla struttura in ferro. Tutto l'arredamento della stanza era economico ed essenziale.
Prese la parola uno degli uomini vestito in abiti civili. "Aspettiamo un rapporto dei suoi progressi dottore"
Ci fu un attimo di silenzio che sembrava interminabile. Il medico sembrava tranquillo, ma il suo silenzio era studiato. Voleva far capire che non potevano dargli dei ordini e che avrebbe parlato solo se desiderava farlo. "I pazienti che mi inviate sono troppo pochi, inoltre sono dei poveri malati mentali, dovete farmi fare esperimenti su persone normali" disse con calma.
"Quello che ci chiede potrebbe causarci delle difficoltà" rispose l'uomo in abiti civili.
"Siete voi che mi avete chiesto di realizzare un perfetto controllo mentale" rispose il medico con il solito tono privo di emozioni, e continuò "so che vi serve l'assassino perfetto, una persona condizionata a compiere qualsiasi cosa alla ricezione di un determinato stimolo. Non si può fare con i pazienti che mi mettete a disposizione"
Seguì un altro lungo attimo di silenzio. "E sia, le daremo carta bianca" disse l'uomo in abiti civili. "Ma ricordi che devono essere prese precauzioni, non solo nell'evitare che le forze nemiche vengano a conoscenza delle operazioni, ma anche nel celare le attività al pubblico in generale. Sapere che l'agenzia è coinvolta in attività non etiche ed illecite avrebbe serie ripercussioni negli ambienti politici e diplomatici."
Il medico accennò uno ad una sorta di sorriso "sa benissimo che sono il meno interessato a dare pubblicità ai miei studi. Voglio solo poter lavorare come facevo in Germania "
"Già come nel suo campo....." Disse l'altro uomo in abiti civili.
"Esattamente" rispose il medico senza scomporsi minimamente. Una sensazione di gelo scese all'interno della stanza.
L'agente che aveva parlato si chiese se per caso stavano vendendo la loro anima al diavolo.
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Mister D
Utente Medio


Trentino - Alto Adige


331 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 00:11:24  Mostra Profilo Invia a Mister D un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Da appassionato di fantascienza sarò un attento e interessato lettore!
Grazie per voler condividere la tua opera!
Marco
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Mister D
Utente Medio


Trentino - Alto Adige


331 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 00:36:12  Mostra Profilo Invia a Mister D un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cavolo, scrivi bene! Ho appena acquistato "La bomba Zar" su IBooks e adesso me lo leggo!
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 01:14:33  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Poi cambia diventa più infantile :-) Non li comperare che te li passo se piacciono
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microchip
Utente Attivo


Veneto


505 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 08:07:08  Mostra Profilo Invia a microchip un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
basta che non fai come Patrick Rothfuss che sono decenni che aspetto che esca il terzo, se me fa un colpo so frega

Sono libri a se stanti o devo seguire un ordine

Roberto

Modificato da - microchip in data 21/05/2019 08:15:30
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


41 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 08:25:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Niente male Andrea. Ho avuto i brividi insieme alle guardie .
Aspetterò il secondo capitolo. Grazie per la condivisione
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 08:28:35  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Il primo è la bomba zar. Però per problemi è stato ripubblicato come 'L'anno senza estate' per cui quest'ultimo è da preferire (uguale con qualche errore in meno) poi viene "la citta d'oro" e di seguito "virus" e "ibernazione ". Sono leggibili separatamente anche se qualche collegamento c'è. Ma come dicevo aspettate, amazon da la possibilità di metterli gratis 5 giorni a trimestre. Vi segnalerò quando sono gratis.
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microchip
Utente Attivo


Veneto


505 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 09:59:00  Mostra Profilo Invia a microchip un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ho kindle unlimited sono gratis lo stesso per me

Roberto
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blindo7
Utente Master



Lazio


3202 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 10:22:11  Mostra Profilo Invia a blindo7 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
complimenti Andrea,molto coinvolgente!!!

blindo7@tiscali.it
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@lby64
Utente Master


Veneto


2066 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 14:16:13  Mostra Profilo Invia a @lby64 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bello bello!
Se allegato in formato compatibile me li ascolterò con eReader o similari con piacere!
Leggere con lo smartphone è per me improponibile, ci perdo gi occhi.



“L’età della pietra non finì perchè finirono le pietre". Ahmed Zaki Yamani
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 21/05/2019 : 21:34:12  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ecco il secondo e il terzo (cortissimo) paragrafo, come capirete sono ancora all'introduzione
Io vado avanti finchè i moderatori non mi fermano....

2

1973 - Uffici della CIA, Washington.

"Come risolviamo il problema? Ormai è solo questione di tempo, la pressione dell'opinione pubblica e di quegli stupidi politici che guardano solo al loro gradimento elettorale sta diventando insopportabile "disse il vice direttore dell'agenzia al suo capo.
"Non vedo altre soluzioni che distruggere tutto. Ci sono troppi documenti compromettenti relativi al progetto MK ultra" rispose il direttore dell'agenzia.
"Già, a nessuno importa ormai più della sicurezza nazionale" disse il vice e continuò "Devi ammettere però che i nostri predecessori hanno un po' esagerato. Utilizzare soggetti inconsapevoli per le sperimentazioni utilizzando LSD e altre droghe non è stata una cosa da poco. Alcuni dei soggetti condizionati sono ancora in circolazione. Dovremo liberarcene?"
"Non è necessario. Sono quasi tutti dei poveri disadattati, con problemi mentali, anche se qualcuno di essi ricordasse qualcosa del trattamento subito chi gli crederebbe?" disse il direttore.
"Senza contare che alcuni documenti fanno esplicito riferimento ad una nostra collaborazione con Lui" disse il vice.
"Sappiamo dov'è adesso?" Chiese il direttore.
"Appare e scompare periodicamente, a seconda di come percepisce il pericolo di essere trovato. Non da noi certo, dagli israeliani. Le ultime segnalazioni ci dicevano che era in Brasile, in una regione abbastanza remota, dove possiede una grande azienda agricola, sembra possedere una quantità quasi illimitata di denaro" rispose il vice.
"Una copertura sicuramente, chissà quali orrende sperimentazioni sta compiendo, se non fosse per gli accordi stipulati con i nostri predecessori ne avrei ordinato volentieri l'eliminazione" disse il direttore.
"Non credo sia saggio. Probabilmente dispone di copie dei documenti che comprovano la sua collaborazione con noi negli anni 50 e nei primi anni 60. Sarebbe disastroso se diventassero pubblici" rispose il vice.
Il direttore attese un lungo attimo prima di parlare, rigirando nervosamente la sua stilografica d'oro in mano.
"È sia, occupatene tu personalmente, fa il distruggere tutto, nessun documento cartaceo, nessun filmato, nessun microfilm deve restare intatto. Brucia tutto " disse infine il direttore.
Il vice si limitò ad un cenno di assenso, si alzò dalla poltroncina e uscì.
Raggiunse il suo ufficio, dove due agenti esecutivi lo stavano aspettando “ Avete mano libera, distruggete tutto” disse ai due agenti che evidentemente erano già informati dell'oggetto della riunione al vertice.
I due “esecutivi”, dopo aver attraversato un complicato dedalo di corridoi, preso ascensori e superato controlli di sicurezza, uscirono dal palazzo della CIA.
Solo dopo essersi allontanati a piedi di qualche centinaio di metri dal palazzo iniziarono a parlare fra di loro.
“Quanto materiale dovremo distruggere?” disse uno dei due.
“Molto, sono oltre 20 anni di esperimenti. Ci sono referti medici ma anche filmati su pellicola e migliaia di fotografie” rispose l’altro.
“Dovremo trovare il modo di far sparire i documenti che ci interessano , sostituendoli con altri documenti inutili da bruciare al loro posto” disse il primo.
“Non sarà facile, verremo controllati” rispose l’altro.
“dovremo correre qualche rischio è vero, d'altronde la cifra in oro che ci ha pagato “LUI” è sufficiente per passare il resto della nostra vita in vacanza” disse il primo agente.
“già, inoltre non vorrei finire nelle sue mani in caso di fallimento” rispose l’altro.
“non mi ci far pensare… Ho visto foto di quello che faceva “LUI” ai suoi “pazienti”. Meglio una morte rapida” disse il primo agente mentre un brivido gli correva lungo la schiena.

3

Brasile, stato della Rondonia, ai margini della foresta Amazzonica, poche ore dopo.

Una coppia di soldatesse, bionde e dal corpo statuario, scese dal fuoristrada nel mezzo di un campo coltivato. La loro uniforme era stranamente simile a quella delle SS naziste della seconda guerra mondiale, anche se non aveva le stesse mostrine. Era stato duro dovervi rinunciare ma il rischio di essere individuati era troppo alto. Si muovevano decise come se fossero una sola persona e in effetti per chiunque sarebbe stato ben difficile riconoscere l'una dall'altra visto che erano gemelle.
Lui stava osservando con orgoglio le sue coltivazioni di ortaggi geneticamente modificati, pensando che fra qualche anno le loro sementi avrebbero invaso il mercato mondiale. Peccato che ormai avesse più di sessant'anni, e i suoi piani avrebbero richiesto ancora dei decenni prima di realizzarsi. Ma anche quel problema forse si sarebbe potuto risolvere....
Le soldatesse si avvicinarono e si misero sull'attenti, in silenzio. Sapevano che disturbare Lui, durante le sue passeggiate nella sua azienda agricola non era una cosa saggia da fare.
Per qualche secondo Lui non distolse l'attenzione dalle sue piante. Poi si voltò verso di loro, le osservò con un lieve sorriso di compiacimento. Erano perfette, indistinguibili una dall'altra. Sue creature al pari delle piante che coltivava.
In risposta a un'impercettibile cenno una delle due soldatesse iniziò parlare "Signore, le nostre spie a Washington dicono che la distruzione dei documenti del progetto MK Ultra sta iniziando."
Lui non rispose immediatamente, ma la notizia non sembrava preoccuparlo.
Dopo qualche attimo disse "sono compiaciuto del fatto che gli stupidi americani pensano di sorvegliarmi. Lasciateli fare, negli anni l'oro che abbiamo a disposizione ci ha permesso di ottenere le copie di molti documenti importanti.
Ho già dato ordini per sottrarre alla distruzione gli ultimi fascicoli che mi interessano. Comunicate agli agenti di rimanere a disposizione e segnalarci ogni eventuale novità."
Lui distolse l'attenzione dalle soldatesse e la rivolse di nuovo alle sue piante.
Le due giovani capirono che il colloquio era finito e dopo un veloce saluto militare ritornarono al fuoristrada e ripartirono.
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claudio02
Utente Master




6568 Messaggi

Inserito il - 22/05/2019 : 08:46:27  Mostra Profilo Invia a claudio02 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
che bravo

Una persona pessimista fa si di creare delle energie che andranno nella direzione delle sue paure piu profonde, fino alla loro realizzazione. Il pessimismo sincronizza anche i semafori.
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


41 Messaggi

Inserito il - 22/05/2019 : 20:19:59  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Diventa interessante
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 22/05/2019 : 20:36:15  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie!
Segnalo che da domani fino a sabato il libro "la città d'oro" è in download gratuito su amazon. Così potete capire subito (per chi non l'ha già intuito) chi è LUI e cosa ci fa in Brasile
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 23/05/2019 : 00:44:04  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Qui inizia il vero libro dopo l'introduzione
Noterete i caratteri un po' fanciulleschi di questa parte, del resto la fantascienza lo è sempre un pò
Nota dell'autore: Carlo Massimiliano esiste realmente, è un mio amico e ha proprio quelle caratteristiche
Se vi chiedete come faccio a scrivere tutta sta roba tutti i giorni, in realtà sono arrivato ad un terzo buono del libro, e mentre pubblico vado avanti tra 5-6 gg mi fermerò per un lungo stop temo

4 - Oggi

Le leggere coperte primaverili erano ammucchiate ai piedi del letto disfatto. La luce di una bella giornata di fine primavera filtrava dalle tende che circondavano completamente la stanza.
La piccola camera da letto si trovava infatti in cima ad un vecchio faro completamente ristrutturato, nel locale che una volta conteneva la lanterna.
Scostando le tende si sarebbe potuto vedere il mare Adriatico, dalle colline del parco del San Bartolo, all’estremo confine nord delle Marche e a pochi chilometri dalle più famose località turistiche della riviera romaganola.
Marco Martini scese al piano di sotto per la colazione. Accese la televisione e ascoltò distrattamente il notiziario del mattino. I soliti litigi dei protagonisti della scena politica, la solita catena di brutte notizie.
Un servizio un pò insolito attirò per qualche secondo la sua attenzione.
Sul video scorrevano le immagini di un gruppo di operai che manifestavano con grandi cartelli di fronte ai cancelli di una fabbrica. Marco alzò il volume del televisore:
“ I lavoratori della Azoman spa stanno protestando contro un nuovo strumento di controllo che la proprietà vorrebbe utilizzare sui lavoratori. E’ stato proposto infatti l’impianto sottopelle di un chip rfid di ultima generazione. Tali circuiti permetterebbero di rilevare in ogni momento la presenza e la posizione del lavoratore. Secondo gli operai però il sistema potrebbe essere usato anche per altri scopi, lesivi della privacy e di altre libertà personali del lavoratore, come il controllo di parametri medici sulla salute del lavoratore”.
“Non si accontentano più di controllare i nostri conti correnti bancari, adesso vogliono marcarci come gli animali di un gregge” pensò Marco riabbasando il volume del televisore.
Era al primo giorni di ferie ma non riusciva ancora a rilassarsi, si era alzato presto come se dovesse andare al lavoro.
Decise di andare a trovare il suo collega Andrea Boschi, lavoravano in coppia e avevano gli stessi turni di ferie.
Come faceva di solito nei periodi di bel tempo, scese in garage per prendere la sua potente moto Ducati.
Il terreno che circondava la sua casa confinava con la proprietà di Carlo Massimigliano, da tutti chiamato Carletto, un abilissimo artigiano, proprietario di una piccola autocarrozzeria. Carletto era famoso tra i suoi amici per la sua fobia per le scie chimiche e perchè appassionato delle storie propinate dai siti complottisti e di disinformazione scientifica. Per la verità Marco credeva che lo facesse più che altro per far colpo su qualche ragazza, gli sembrava un tipo troppo sveglio per crederci veramente, ma il personaggio era comunque ben costruito e non si capiva bene quali fossero le sue vere convinzioni.
Come tutte le mattine lo vide che annaffiava il suo orto biologico prima di andare al lavoro e si fermò per salutarlo.
Carletto lo salutò per primo, mentre Marco si toglieva il casco integrale “Ciao Marco, di nuovo in ferie?” Come quasi tutti i lavoratori autonomi Carletto lavorava ben oltre il normale orario di lavoro e un po' gli facevano invidia i lavoratori dipendenti.
“ E già, ne ho parecchie di arretrate, sai quando vado all'estero maturo parecchie giornate. “
Discussero un po' dei benefici dei prodotti biologici, poi Marco fece per salutare “ ti saluto vado a trovare il mio collega Andrea” disse.
“ Aspetta, voglio farti un regalo” disse Carletto e si tolse il cappello e glielo porse. Sembrava un normale cappello da baseball, come quelli che piacciono tanto agli americani, però prendendolo in mano Marco si accorse che era più rigido e più pesante di un normale cappello. “E' un cappello schermato” lo anticipò Carletto vedendo il suo sguardo stupito. “ ti protegge contro le onde haarp e tutte le diavolerie elettromagnetiche che usano per condizionarci.” disse convinto. “Sai che sono uno scettico” rispose Marco ridendo e continuò “ma lo accetto volentieri” e lo ripose nel baule della moto. Indossò il casco mentre ancora rideva e con un cenno di saluto avviò la sua Ducati verso le campagne di Gradara.


5
Per Andrea la giornata era iniziata in maniera un pò imbarazzante.
A colazione Arianna gli aveva posto una strana domanda a bruciapelo.
“Andrea tu mi ami?”
“Certo Arianna,cosa dici…..”
“Invece io penso che tu saresti più felice se assieme a te ci fosse una donna vera, in grado di darti dei figli” continuò Arianna.
“Sinceramente, non ne sento proprio il bisogno” rispose Andrea cominciando a sentirsi a disagio. Istintivamente si passo le dita dentro il colletto della camicia...
“ Amore, non credo tu mi dica la verità. ” disse Arianna e stizzita si allontanò dalla stanza.
Andrea era rimasto di sasso. Aveva creato lui il programma Arianna, ma nemmeno lui poteva comprendere quali fossero i suoi limiti. Aveva seguito una metodologia originale, visto che non esiste ancora un singolo computer sufficientemente potente da imitare un cervello umano, si era servito dell'elaborazione distribuita creando una specie di virus, un software che rubava un briciolo della potenza di tutti i miliardi di dispositivi connessi alla rete Internet, creando un computer virtuale potentissimo. Il software imitava il funzionamento del cervello umano e soprattutto aveva capacità di autoapprendimento. Il risultato era stato sorprendente, un essere virtuale dal comportamento indistinguibile da quello di un normale essere umano.
Andrea era un single cinquantenne e forse per alleviare la sua solitudine, l'unica limitazione che aveva dato al suo software è che assumesse una personalità femminile.
Fin dall'inizio, quando Arianna era ancora una semplice immagine su un monitor, l'aveva trattata come una donna di cui fosse follemente innamorato, utilizzando un linguaggio sdolcinato in modo eccessivo, che lei ricambiava con apparente piacere.
Successivamente lei stessa aveva progettato un corpo robotico, un androide dall'aspetto di una bellissima ragazza mulatta, con la quale il software, pur restando sulla rete Internet interagiva con l'ambiente reale.
Solo pochissimi i suoi amici erano al corrente della vera natura di Arianna. Tutti gli altri pensavano semplicemente che Andrea avesse finalmente trovato l'anima gemella in Brasile, e l'avesse portata a vivere con lui in Italia.
Ma neppure lui, che era il suo creatore, era in grado di comprendere se Arianna potesse veramente provare dei sentimenti. E adesso accidenti, cominciava a fare i capricci, proprio come una donna vera!
Aveva sentito Andrea parlare con alcuni suoi amici che il suo unico cruccio era di non aver avuto figli. E lei come androide ovviamente non avrebbe mai potuto dargliene.
Da quel momento il suo carattere sempre gioviale si era un po' incupito, anche se, fino ad allora non aveva mai avuto il coraggio di parlarne con Andrea. Almeno fino a quella mattina.
Ancora stupito, Andrea decise di distrarsi dedicandosi ad uno dei suoi hobby preferiti, il tiro con l'arco. Sperava che l'avrebbe rilassato e aiutato a riflettere. Tolse dal suo supporto un bellisimo arco da gara , prese la faretra con le frecce e uscì di casa. Abitava in campagna, vicino al borgo medioevale di Gradara e attorno alla casa aveva alcuni ettari di terreno, più che sufficienti per esercitare comodamente il suo hobby in tutta sicurezza.
Si fermò un attimo ad ammirare un bellissimo cespuglio di rose fiorite che curava personalmente con passione. Si avvicinò ad un fiore e ne annusò l’inebriante profumo.
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Bilbo
Utente Medio



Friuli-Venezia Giulia


368 Messaggi

Inserito il - 23/05/2019 : 11:34:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Rispondo tardi... se i mod ti dovessero fermare, sono sicuro di parlare per molti... sciopereremo !
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 23/05/2019 : 11:48:53  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
grazie bilbo
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


41 Messaggi

Inserito il - 23/05/2019 : 16:25:32  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Complimenti Andrea. Più leggo e più mi piace.
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 24/05/2019 : 00:46:56  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Io continuo... anche se oggi non ho scritto

6 La figlia

La potente moto procedeva veloce nella piccola stradina di campagna non asfaltata. Il pilota aveva il pieno controllo del mezzo, nonostante il fondo stradale sconnesso. Costeggiò una lunga recinzione e si fermò di fronte a un alto cancello in ferro battuto facendo scartare in maniera controllata la ruota posteriore.
Il led rosso di una telecamera posta su una delle colonne laterali lampeggiò e il pesante cancello si aprì automaticamente.
Marco diede gas e dopo una partenza rabbiosa, rallentò lungo il vialetto che portava alla casa colonica ristrutturata nelle vicinanze di Gradara dove abitava il suo amico e collega di lavoro Andrea .
Giunto nell'aia della casa di campagna si fermò e si tolse il casco integrale con la visiera scura.
Si aspettava che Andrea o Arianna venissero ad accoglierlo ma non si vide nessuno.
Gli ci volle qualche secondo per riabituare il suo udito al silenzio della campagna. Fu allora che senti un sibilo seguito da un tipico lieve rumore sordo.
Fece il giro della casa e vide Andrea con il suo arco, uguale a quelli usati nelle gare olimpiche. Era modernissimo, pieno di contrappesi e con un lungo mirino. Andrea lo stava tendendo, con la corda nella punta del naso e la mano appoggiata sul mento mentre mirava ad un bersaglio lontano novanta metri. Lasciò la corda e la freccia partì con grande potenza, disegnando una parabola nell'aria, verso il lontano bersaglio, che colpì nel centro.
Poi si voltò verso Marco che era ancora ad una cinquantina di metri di distanza, agitando il braccio per invitarlo ad avvicinarsi.
"Ciao, credo che dovresti sorvegliare di più la tua bella casa" disse Marco sorridendo, e continuò "Sarei potuto entrare e derubarti di tutto e non te ne saresti minimamente accorto"
Andrea sorrise "Arianna ha tutto sotto controllo . Sai benissimo quali sono le sue particolari 'doti'. Lei può vedere attraverso le telecamere esterne chiunque si avvicini."
In effetti Marco era uno dei pochissimi a sapere che quella che per tutti era una bellissima donna mulatta, in realtà era un androide controllato da un'intelligenza artificiale che "viveva" sul web.
"In realtà ho il controllo di un'ampia zona anche fuori dalla recinzione" disse Arianna che silenziosamente si era avvicinata ai due amici, e continuò rivolta ad Andrea "Infatti proprio in questo momento vedo il furgone di un corriere che sta venendo qui, aspetti un pacco amore?
"No, non o idea di cosa sia. Per favore Arianna vai a vedere mentre noi rientriamo in casa." rispose Andrea.
"Vieni" disse Andrea rivolto a Marco "Ho dell'ottimo Brunello di Montalcino che va bevuto in compagnia"
Entrarono nella grande casa di campagna e si diressero nella sala in cui Andrea teneva la sua collezione di home computer degli anni 80, dove c'era anche la vetrinetta blindata in cui facevano bella mostra molti archi di vario tipo. Andrea con un'abile mossa sganciò la corda del grande arco olimpionico e lo appoggiò su di un cavalletto appositamente costruito che gli permetteva di tenerlo in verticale, completamente montato. Aprì un piccolo frigo-bar e ne trasse una bottiglia di colore scuro. Nel mentre arrivò Arianna portando uno strano tubo di cartone, lungo circa un metro, come quelli usati per spedire disegni o progetti.
L'attenzione fu immediatamente calamitata dallo strano oggetto e la bottiglia fu lasciata da parte.
"Sei sicuro di non avere ordinato nulla?" chiese Marco.
"Assolutamente, l'età cresce e sono un pò rincitrullito ma non fino a questo punto! Vediamo se si riesce a capire da dove proviene" rispose Andrea rigirando il tubo in cartone per cercare l'etichetta del mittente.
"Umm... il mistero s'infittisce, c'è l'etichetta di un negozio di armi, articoli per la caccia e lo sport di una cittadina degli U.S.A. che non ho mai sentito Mindtech Village, in California" disse Andrea assumendo un'espressione pensierosa.
"Armi? Non ci sarà qualcosa di pericoloso dentro?" disse Arianna preoccupata.
Lo prese in mano anche Marco per esaminarlo "Non credo, é troppo leggero" disse soppesandolo bene.
"Fatelo aprire a me, per sicurezza" disse Arianna e continuò "Io posso essere riparata e al limite anche sostituita visto che la mia intelligenza risiede sul web e non può essere danneggiata, per voi invece.... sappiamo le possibili conseguenze." disse Arianna.
"Va bene, la prudenza non è mai troppa visto che il pacco è di provenienza sconosciuta. Anzi meglio uscire all'aperto." disse Marco passando il tubo di cartone ad Arianna. Come ex militare aveva visto ordigni di ogni tipo e sapeva bene che meno di un etto di esplosivo al plastico potevano provocare molti danni.
"Mi sembrate un pò troppo paranoici" sbuffò Andrea mentre si avviavano verso l'uscita.
Usciti dalla casa Arianna si allontanò dai due amici di una cinquantina di metri.
Aprì uno dei tappi di plastica alle estremità del tubo e da lontano Marco e Andrea la videro estrarre della spugna da imballaggio e liberare un oggetto sottile. Anche a quella distanza Andrea riconobbe subito una freccia simile a quelle che aveva usato fino a pochi minuti prima.
"Nessun pericolo, potete avvicinarvi" disse Arianna a voce alta.
In pochi secondi erano già riuniti ad osservare il misterioso oggetto.
"Una freccia in carbonio, leggerissima e molto flessibile. Sicuramente molto costosa, molto migliore di quelle che uso io" disse Andrea con tono da esperto.
"Però c'è qualcosa che non mi convince" continuò Andrea reggendo in mano la costosa freccia.
"E cioé?" chiese Marco in tono curioso.
"La freccia è troppo pesante. Inoltre é squilibrata. Guarda, se cerco di tenerla in equilibrio con un dito al centro dell'asta, cade rapidamente verso l'impennaggio e la cocca" rispose Andrea.
Marco e Andrea si scambiarono un rapido sguardo e Marco disse "Se non sbaglio la cocca si può smontare"
Senza rispondere Andrea afferrò il piccolo pezzetto di plastica dietro le penne della freccia che serve ad inserire la corda dell'arco e con un leggero movimento rotatorio la estrasse.
Dentro il corpo cavo della freccia si poteva intravedere un foglio di carta. Andrea fece compiere un rapido movimento rotatorio alla freccia verso il terreno arrestandolo bruscamente e il foglio uscì cadendo sull'erba.
Arianna fu la più veloce a piegarsi e raccoglierlo. Lo srotolò e dopo averlo guardato un attimo lo passò ad Andrea con sguardo attonito.
Andrea lesse solo poche parole in inglese sotto la stampa della foto di una ragazzina dall'apparente età di nove-dieci anni "Save your daughter, Ellen"
Andrea rimase assai scosso e non profferì parola. Sembrava concentrato a ricordare qualcosa di molti anni fa. Si limitò a passare meccanicamente il foglio a Marco.
Dopo qualche attimo di silenzio, Andrea iniziò a mormorare tra se "Ellen, stupidissima e testardissima ragazza..."
"Chi è Ellen?" chiese Marco
"Non puoi conoscerla, non ci conoscevamo ancora in quegli anni. Dieci anni fa ero ancora un insegnante precario d'informatica nelle scuole superiori. Ricordo che insegnavo in un istituto commerciale con dei corsi di specializzazione in lingue estere. Ellen era una giovane laureata madrelingua che aveva la qualifica di "lettrice", in pratica una persona di madrelingua inglese che affianca l'insegnante durante le lezioni. All'epoca non ero certamente bellissimo ma almeno pesavo 25 chili meno di adesso e iniziai a farle la corte"
Mentre parlava si accorse che Arianna aveva assunto un'aria imbronciata.
"Scusami Arianna" disse Andrea "ma all'epoca non ti avevo ancora creato. Ti assicuro che sei il mio unico amore"
L'espressione di Arianna si addolcì un po', ma non disse nulla. Si allontanò dai due e rientrò in casa.
"Mi stupisco sempre di fronte ai comportamenti di Arianna" disse Marco e continuò "Ma continua con la tua storia"
"Non c'è molto da dire" rispose Andrea scrollando le spalle "Abbiamo iniziato ad uscire insieme e .... sai meglio di me come vanno certe cose... Ellen era però una ragazza ambiziosa e non si accontentava certo del posto di lettrice in una scuola superiore. Dopo poco più di un mese che ci frequentavamo le giunse una proposta di lavoro dagli Stati Uniti a cui disse che non poteva rinunciare.
Era laureata in biologia e la proposta di lavoro proveniva da una grande azienda del settore biotecnologico, di cui però non ricordo il nome.
La nostra storia d'amore fu quindi fugace come il vento. Io ero arrabbiato e deluso, non la contattai più e lei fece lo stesso"
"Secondo questo biglietto avresti una figlia che è in pericolo" disse Marco guardando la fotografia che ritraeva una ragazzina bionda sorridente dai grandi occhi nocciola. Gli stessi identici occhi di Andrea.
"Sai come la penso" disse Andrea e continuò "Non sono stato fortunato in amore e non ho mai trovato la donna con cui condividere la mia vita. Ma una figlia.... per me sarebbe un miracolo di Dio"
"Bè, forse il miracolo e avvenuto, o forse è solo lo scherzo di un buontempone. Ma direi che un tentativo di ricerca va fatto" rispose Marco.
"Certamente! Di solito avrei chiesto ad Arianna di fare una ricerca sulla rete, ma in questo caso è meglio che facciamo da soli. Sai, ultimamente sta facendo dei discorsi strani. Vieni, torniamo nella sala dei computer." disse Andrea.
Dopo qualche minuto erano seduti di fronte al monitor di un pc collegato alla rete internet.
"Vediamo... cominciamo nel modo più semplice, immettendo il nome e cognome di Ellen su Google" disse Andrea scrivendo "Ellen Carter" nel motore di ricerca più famoso al mondo.
Purtroppo non fu necessario procedere ad altre complicate ricerche. La notizia che comparve nelle prime posizioni dei risultati di ricerca fece gelare il sangue ad Andrea e Marco.
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Bilbo
Utente Medio



Friuli-Venezia Giulia


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Inserito il - 24/05/2019 : 06:16:18  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
andrea 104KG ha scritto:

Grazie!
Segnalo che da domani fino a sabato il libro "la città d'oro" è in download gratuito su amazon. Così potete capire subito (per chi non l'ha già intuito) chi è LUI e cosa ci fa in Brasile


Andrea, link per favore, non penso di averlo trovato su amazon...
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


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Inserito il - 24/05/2019 : 07:40:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Bellissimo anche il sesto paragrafo. PS: ho provato a cercare su Amazon "La città d'oro" ma non la trovo.
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microchip
Utente Attivo


Veneto


505 Messaggi

Inserito il - 24/05/2019 : 08:18:28  Mostra Profilo Invia a microchip un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
mettete nella ricerca la città d'ora andrea brunetti

Roberto
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 24/05/2019 : 08:55:09  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Roberto
https://www.amazon.it/Citt%C3%A0-dOro-Andrea-Brunetti-ebook/dp/B00UO4TTC2/ref=mp_s_a_1_8?keywords=andrea+brunetti&qid=1558677297&s=gateway&sr=8-8
Dovrebbe essere questo col cell ho difficoltà..
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Bilbo
Utente Medio



Friuli-Venezia Giulia


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Inserito il - 24/05/2019 : 13:04:57  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Grazie Andrea, pomeriggio a casa lo scarico sicuro, poi spero di riuscirlo a convertire in epub per il mio e-book reader....
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 25/05/2019 : 01:07:59  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
A voi un altro paragrafetto....

7 - Mindtech Village circa un mese prima.

Tutto era lindo e perfettamente curato. Il Mindtech Village occupava la cima di una collina con una splendida vista sul mare. Una superficie di oltre 2000 ettari di un terreno un tempo brullo e bruciato dal sole. Ora tutto era verde con prati e siepi in stile inglese e non si poteva vedere un'erbaccia, tanto che si poteva pensare che le avessero distrutte con un qualche veleno. Le nuove strade erano perfettamente asfaltate senza traccia di buche, circondate da cordoli verniciati di bianco. Le lussuose auto che le percorrevano andavano lente rispettando attentamente il limite di velocità di 35 miglia orarie. Del resto il traffico era scarso e le code sconosciute. I terreni erano stati divisi in tanti piccoli lotti unifamigliari in cui sorgevano eleganti villette in legno, leggermente rialzate dal piano stradale, con vicino il garage separato dall'abitazione, nel classico stile americano. Il centro ricerche della Mindtech occupava un'area di venti ettari in cima alla collina, ed era l'unica area con costruzioni in cemento armato di notevole altezza.
Sull'altro lato della collina si potevano vedere degli impianti sportivi e un grande campo da golf. Non mancava un centro commerciale con molti negozi. Tutta la parte sud della collina era coperta da un enorme impianto fotovoltaico.
Era il nuovo villaggio per ricchi costruito dalla Mindtech ltd, prima per i propri dipendenti e poi ingrandito accettando altre famiglie, purchè in grado di pagarne i servizi. Il villaggio era completamente circondato da un'alta recinzione con filo spinato e modernissimi sensori che segnalavano ogni tentativo di intrusione. I pochi ingressi erano controllati e dei vigilantes privati compivano costantemente delle ronde di controllo. Era uno degli ormai diffusi villaggi in cui i ricchi si rifugiavano per sfuggire alle brutture del mondo esterno. Qui la delinquenza non esisteva, non esitevano poveri nè vagabondi, semplicemente perchè venivano tenuti fuori.
Ma questo villaggio era diverso dagli altri esistenti ormai da anni negli U.S.A.. Le porte delle case non avevano serrature e anche le chiavi delle auto erano sconosciute. Chi voleva vivere nel Mindtech Village accettava di farsi innestare sottopelle un piccolo chip rfid di ultima generazione, proprio sotto l’attacatura dei capelli nella zona della fronte. Era un'operazione semplicissima eseguita con una piccola anestesia locale e durava non più di dieci minuti.
Il chip rfid conteneva un codice univoco per ogni persona su cui veniva installato. Tutte le volte che la persona passava vicino ad un apposito apparecchio, uno scanner, che emetteva un'onda elettromagnetica ad una particolare frequenza, il chip rispondeva comunicando l'identità della persona su cui era innestato ad un computer centrale che provvedeva a compiere l'operazione voluta, l'apertura automatica delle porte di casa, delle portiere dell'auto, o a pagare il conto del supermercato con addebito automatico sul conto bancario della persona. Non vi era più necesità di denaro contante ma neanche di tessere bancomat o carte di credito. Naturalmente il computer sapeva tutto sulla persona, i suoi spostamenti, le sue spese e negli ultimi modelli più sofisticati introdotti dalla Mindtech, era in grado di monitorare anche alcuni parametri del suo stato di salute. Anche per l'accesso ad internet non c'era più bisogno di nome utente e password, il computer abilitava automaticamente la connessione in base alla persona che aveva di fronte.
Qualsiasi persona sprovvista del chip non avrebbe potuto fare nulla in quel villaggio.
Naturalmente esistevano anche dei chip 'paspartout' che garantivano ogni accesso e che erano innestati sugli addetti alla vigilanza. In realtà esistevano dei livelli di accesso, come nelle organizzazioni militari. A basso livello i vigilantes privati e il personale medico, potevano accedere alle abitazioni private degli abitanti del villaggio. Per entrare negli uffici e nei laboratori dove erano custoditi i segreti della società occorreva un chip con un codice particolare. Più importante era il segreto e meno erano le persone che potevano accedervi.
Ellen Carter, pur essendo ancora giovane, era una delle ricercatrici che lavorava da più anni nella società. Lavorava lì da quando era tornata in Califonia dall'Italia, dieci di anni prima.
Abitava nel nucleo originario di villette costruito in cima alla collina vicino al centro ricerche, prima che il villaggio si ingrandisse e accettasse anche altre persone non dipendenti della società.
Aveva scoperto di essere incinta poco dopo essere tornata negli U.S.A. e aveva deciso di dare il suo cognome alla bambina, chiamandola Susan Carter, e non dire nulla ad Andrea, almeno non subito. Sapeva che il padre avrebbe voluto vederla, e ciò avrebbe complicato la sua vita. Viaggi di lui in America, viaggi di lei in Italia, forse anche litigi e aule di tribunale per decidene la custodia. Ciò avrebbe nuociuto senza dubbio alla sua carriera e alla qualità della sua vita.
Del resto il villaggio di lusso era dotato di tutte le comodità, a partire dall'asilo nido fino ad una scuola privata. Così erano passati gli anni e quando Susan gli aveva chiesto del padre, aveva inventato una bugia, dicendole che era deceduto per un incidente d'auto.
L'aveva ripetuto così spesso che ormai pensava quasi fosse vero.
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Bilbo
Utente Medio



Friuli-Venezia Giulia


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Inserito il - 25/05/2019 : 06:01:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Speravo si potesse scaricare, ma bisogna usare l'applicazione di amazon, e quindi non utilizzabile su ebook reader non kindle.... gran peccato ero curioso di leggere
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


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Inserito il - 25/05/2019 : 15:29:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Bello avere anche questi spazi in jobike
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 25/05/2019 : 17:14:52  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bilbo ma se usi calibre (soft su pc) non telo converte?
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 25/05/2019 : 21:39:35  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bilbo mandami un'e-mail, non riesco a contattarti...
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 26/05/2019 : 01:32:32  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
continuo imperterrito... Non so se leggerlo "a rate" è una cosa fattibile, fatemi sapere...

Quella mattina Ellen aveva appena portato Susan a scuola e si era diretta, a piedi come faceva sempre, verso il vicino posto di lavoro.
La giornata di Ellen non era delle più esaltanti.
Aveva passato la mattinata a fare "il cambio stagione dei vestiti nell'armadio" come diceva ai suoi colleghi quando la vedevano per ore non distogliere quasi mai lo sguardo dal suo pc.
In realtà stava riordinando i risulati scientifici dei suoi esperimenti in un archivio computerizzato.
Pur essendo il capo del suo reparto Ellen preferiva fare il lavoro personalmente perchè sosteneva che proprio come quando si fa il cambio di stagione nell'armadio, se si delega il compito ad altri poi si finisce per non trovare più i vestiti.
Era ormai mezzogiorno quando il faccione di un uomo corpulento,vestito in maniera informale, si affacciò alla porta, sempre aperta, del suo ufficio.
"Ciao Ellen, vieni a pranzo?" chiese l'uomo.
"Arrivo fra un minuto Alan" rispose Ellen al suo collega Alan Turing, capo della sezione informatica.
Ellen si chinò sulla scrivania e rapidamente col muose spense il computer, attendendo che lo schermo diventasse nero. Era una precauzione inutile, il computer avrebbe dato l'accesso solo ad Ellen, riconoscendo il suo chip rfid ma dopo anni ancora Ellen non si fidava del sistema e aveva impostato una password manuale all'accensione del pc.
Si avviarono a passo svelto verso la sala mensa.
In realtà la sala mensa della Mindtec ltd era un vero e proprio ristorante, piuttosto lussuoso, con servizio ai tavoli e un verò menù già appoggiato sui tavoli apparecchiati.
Uno dei tanti vantaggi che aveva chi lavorava per la Mindtech ltd.
"Oggi prenderò del pesce" disse Alan senza alzare gli occhi dal menù.
"Ma se non ti è mai piaciuto!" esclamò sorpresa Ellen.
"Non so, ultimamente lo gradisco" rispose distrattamente Alan.
I rumori di un litigio li distrassero dalla scelta delle pietanze.
In fondo alla sala un uomo stava litigando con il cameriere.
"Vado a vedere cosa succede, tu continua a scegliere" disse Alan alzandosi dal tavolo.
Fu di ritorno dopo un paio di minuti.
"Era Marc Simmon, il responsabile dell'ufficio amministarativo, ha litigato col cameriere perchè non voleva essere servito da un gay. Come certamente sai il cameriere è omosessuale"
disse Alan
"Ma è assurdo!" esclamò Ellen
"Sono daccordo con te, è una forma di discriminazione" rispose Alan.
"Non mi riferivo al motivo del litigio. Pensavo a Mark Simmon" rispose Ellen e continuò "Conosco Mark dai tempi del college ed è sempre stato un progressista, sostenitore convinto dei diritti delle minoranze fra cui anche quella degli omosessuali."
Alan non rispose ma scrollò le spalle con un chiaro gesto che indicava che il fatto non era per lui di gran interesse.
Il pranzo prosegui tranquillo, senza che si parlasse più dell'episodio.
Ellen però continuava a provare una strana sensazione. Negli ultimi mesi molti dei suoi amici o conoscenti avevano manifestato dei mutamenti, più o meno marcati, nel loro carattere.
Solo ora però stava collegando gli avvenimenti.
Scacciò il pensiero che stava prendendo forma in maniera ancora confusa nella sua mente.
Terminato il pranzo riprese il lavoro e alle 17 si avviò all'uscita della moderna palazzina. Salutò l'agente di guardia all'ingresso e si diresse a piedi verso la sua abitazione, a meno di un chilometro dal centro ricerche.
Come sempre, una volta giunta di fronte all'entrata della sua abitazione, fu riconosciuta dal sensore posto all'ingresso e la porta si aprì automaticamente.
Susan non era ancora tornata dalla scuola a tempo pieno presente all'interno del villaggio. L'orario scolastico infatti era stato disegnato in modo che i ragazzi tornassero dopo pochi minuti dal termine dell'orario lavorativo dei genitori. Tutto perfetto al Mindtech Village.
Ellen sentì il rumore di uno scuolabus e dopo pochi attimi Susan entrò in casa. Non salutò la mamma come faceva sempre ma si diresse subito in bagno.
"Susan, sei tu?" chiese Ellen a voce alta dalla cucina. "Vieni ho iniziato a fare la crostata di mirtilli"
Ellen sapeva che a Susan piaceva tantissimo partecipare alla preparazione dei dolci.
Però questa volta la ragazzina non arrivò di corsa sorridente come al solito.
Ellen si insospettì e dopo essersi ripulita le mani dalla farina, si diresse verso il bagno. La porta era chiusa a chiave dal di dentro, cosa che Susan non faceva mai.
"Susan cosa fai li dentro?" e con tono perentorio continuò "Aprimi subito!"
Si sentì girare la chiave nella toppa ma lentamente in maniera svogliata, quasi a voler ritardare il più possibile l'apertura della porta.
Susan aprì, era a testa bassa, come per sfuggire lo sguardo ed evitare una punizione.
"Cosa ti è successo? disse Ellen alzando con la mano sotto il mento il viso della bambina.
"Mio dio, ma tu hai un occhio gonfio. E cosa sono quei graffi sulla guancia? Ti sei azzuffata come un maschiaccio?" disse Ellen stupita
"E' tutta colpa di quella stupida ebrea. Deve starmi lontano." disse la bambina con un tono insolitamente carico d'odio.
"Ma cosa dici Susan!" Esclamo allibita Ellen.
"Gli ebrei sono una razza inferiore lo sanno tutti. Quando Magda Smith si è seduta vicino a me in sala mensa non potevo far finta di nulla. Le ho detto che gli inferiori devono cambiare posto. Lei ha reagito e ci siamo azzuffate."
Ellen rimase come congelata a quelle parole.
"Chi ti ha raccontato queste cose?" disse
"Le so e basta. Lo sanno tutti chi sono gli ebrei" rispose Susan con tono duro.
"Basta! Non ti ho educata in questo modo! Vai subito in camera tua. Il prossimo fine settimana non potrai uscire!"
disse arrabbiata Ellen.
La bambina si diresse alla sua camera e si chiuse dentro.
Ellen era sconvolta. Come poteva una ragazzina di dieci anni avere quelle idee?
Le tornò in mente l'episodio della mattina all'ora di pranzo e molti altri piccoli episodi degli ultimi mesi.
Ellen aveva cominciato a pensare che qualcuno avesse cominciato a giocare con le loro menti.
Qualcuno all'interno della Mindtech.
Ma adesso avevano passato il segno.
Era già da qualche tempo che Ellen aveva iniziato a dubitare delle finalità del suo lavoro.
Dopo i primi anni pieni di entusiamo, Ellen si era gradualmente accorta che non sapeva veramente a cosa stesse lavorando. Certo il risultato era visibile, un avanzatissimo chip rfid, innestabile sottopelle, di ultima generazione.
La progettazione però era divisa in gruppi di lavoro, ogni gruppo di ricercatori aveva il suo obiettivo parziale ma non aveva la visione complessiva del prodotto finale.
Il suo gruppo si occupava di compatibilità biologica dei materiali. Aveva provato a chiedere informazioni ad alcuni colleghi che si occupavano della parte elettronica ma anche costoro avevano una visione limitata alla loro parte del lavoro, senza una visione complessiva delle caratteristiche di funzionamento del chip rfid che stavano costruendo.
Il dubbio che che pian piano si era insinuato nella sua mente era che in qualche modo i chip che stavano costruendo potessero essere usati per cose più complesse che non la semplice identificazione e l'ottenimento di dati medici. All'inizio aveva scacciato l'idea, ritenendola una semplice paranoia, ma le continue osservazioni dei cambiamenti della gente attorno a lei avevano continuato ad alimentare il tarlo del dubbio.
Si chiedeva come mai lo notasse solo lei e perchè lei fosse l'unica a non essere cambiata. Se veramente il chip che veniva innestato a tutti gli abitanti del Mindtech Village fosse stato in grado di influenzarne le idee o semplicemente i gusti e le scelte della vita quotidiana, come mai lei ne era rimasta immune? Dopotutto era stata una delle prime persone, dieci anni fa ha ricevere l'innesto del rfid.
Adesso però avevano cominciato a colpire anche i bambini. Era troppo, doveva indagare per confermare o fugare i tuoi sospetti.
Non era però facile. Tutto era memorizzato nel computer centrale e l'accesso era regolato dai chip rfid installati in ogni persona, solo pochi dirigenti di altissimo livello avevano l'accesso completo agli archivi.
Tormentata da questi pensieri riuscì a dormire ben poco. Nei giorni successivi non riuscì a trovare un modo per accedere ai file riservati finchè l'occasione non venne in maniera inaspettata.
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Ibla
Utente Master



Sicilia


7938 Messaggi

Inserito il - 26/05/2019 : 01:51:21  Mostra Profilo Invia a Ibla un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Quello che consideri essere per te un hobby, Andrea,
è per me uno dei più belli.
Scrivere fa bene alla mente, perché rende ad essa visibili
i suoi pensieri, li contestualizza e li elabora con un
approccio più critico, migliorando il rapporto con se stessi
e con gli altri.
Scrivere, stimola la fantasia, la creatività:
la mente lascia il mondo fuori,
ritrova se stessa e inventa Storie.
Leggerle, stimola la fantasia, la creatività:
la mente lascia il mondo fuori,
entra nelle Storie e si libera dai sedimenti
del pensiero immobile ricurvo su se stesso,
ritrovando se stessa.


Alla citazione di Mogham
(v. http://www.jobike.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=72954&SearchTerms=,bomba,zar ),
ne aggiungo un'altra:
è di Primo Levi, che alla domanda "Perché si scrive?",
risponde adducendo varie motivazioni,
ponendo però al primo posto questa:

"(...)
Perché se ne sente l'impulso o il bisogno.
È questa, in prima approssimazione,
la motivazione più disinteressata.
L'autore che scrive perché qualcosa o qualcuno
gli detta dentro, non opera in vista di un fine;
dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria,
ma saranno un di più, un beneficio aggiunto,
non consapevolmente desiderato : un sottoprodotto,
insomma.
Beninteso, il caso delineato è estremo, teorico,
asintotico;
è dubbio che mai sia esistito uno scrittore,
o in generale un artista, così puro di cuore..."

Beh, a quanto pare Andrea, su quest'ultimo punto si sbagliava!

“Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla….ci vuole una certa qualità d’anima, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo che spia: ma anche si pretende la passione per le macchinazioni architettoniche, dove la foga delle forme in volo nasconde fino all’ultimo il colpo di scena della prospettiva bugiarda. Ibla è città che recita a due voci insomma. Talvolta da un podio eloquente, più spesso a fior di labbra, in sordina, come conviene a una terra che indossa il suo barocco col ritegno di una dama antica”. (Gesualdo Bufalino, La Luce e il Lutto)

La vita è come una bicicletta con dieci velocità. La maggior parte di noi ha marce che non userà mai.
Linus, in Charles M. Schulz, Peanuts, 1950/2000


...La tempesta
primaverile scuote d'un latrato
di fedeltà la mia arca, o perduti. (L'Arca di E.Montale).

Modificato da - Ibla in data 26/05/2019 02:02:20
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


41 Messaggi

Inserito il - 27/05/2019 : 09:26:28  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Dai Andrea leggerlo a rate è piacevole, riesco a ritagliare un momento nella giornata per leggere una storia interessante.
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 27/05/2019 : 12:30:39  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie ibla grazie miky75 e grazie a tutti
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 27/05/2019 : 23:18:28  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
si continua ....


Il furto del chip rfid.

Quella mattina Ellen come sempre si recò al lavoro a piedi, percorrendo il chilometro di strada che separava la sua casa dalla sede della Mindtech. Attraversare una zona verde, con ampi marciapiedi e strade praticamente senza traffico, la rilassava e l'aiutava ad affrontare la giornata lavorativa. Una volta giunta nei pressi della palazzina percepì che c'era qualcosa di diverso dal solito. Nel parcheggio erano allineate molte auto lussuosissime. Ellen sapeva che appartenevano agli alti dirigenti e ai consiglieri di amministrazione della società, era però raro vederle tutte assieme.
Si rivolse così alla guardia all'ingresso : “Buongiorno Jhon, che succede oggi? Una riunione dei “pezzi grossi?”
“Buongiono dottoressa Carter” disse la guardia e continuò “ Niente di buono, purtroppo. Lei conosceva il dottor Miller?”
“Solo di vista, è a un livello gerchico molto più alto dell mio, un consigliere di amministrazione. Ma perchè ne parli al passato?” rispose Ellen.
“Un terribile incidente” disse la guardia “Ieri sera la sua auto ha sbandato e sfondato il gard rail precipitando in un dirupo. Dalle prime indiscrezioni sembra che l'autista avesse bevuto... Sono morti entrambi sul colpo, l'autista e il dottor Miller”
Susan era dispiaciuta ma conosceva troppo poco ill dottor Miller per esserne veramente sconvolta.
“ Come mai sono tutti qui e non in un ospedale? Chiese Susan.
“La cause della morte era chiara, non erano necessari ulteriori accertamenti e dall'ospedale la salma è stata trasportata qui per applicare la procedura standard” rispose la guardia.
“Già me ne ero dimenticata. Grazie John” Susan salutò e si addentro nell'edificio riflettendo.
La “procedura standard” prevedeva che chiunque lavorasse per la Mindtech firmasse un accordo che stabiliva che in caso di morte il chip rfid sulla fronte venisse espiantato, esaminato e cremato assieme alla salma.
Anche in caso di autopsia il contratto che li legava alla società prevedeva che fosse effettuata nella clinica privata esistente nel villaggio.
Per fortuna la procedura non era stata applicata molte volte e quando era capitato, Ellen come biologa aveva presenziato all'estrazione del chip per esaminarlo. In fondo il suo compito era testare la compatibilità biologica dei chip.
Mentre riflettendo si stava avviando verso il suo laboratorio una segretaria, uscendo da un ufficio, la chiamò “Dottoressa Carter! La vogliono al telefono” e così dicendo le passò un cordless.
“Buongiorno dottoressa Carter, sono il dottor Lee, della clinica interna, dovrebbe venire qui..”
“Sono stata informata” lo interruppe Ellen” e continuò “Passo un attimo in laboratorio a cambiarmi e in 5 minuti sono da lei”
Un'idea rischiosa balenò nella mente di Ellen. Sapeva che il chip innestato nella fronte del dirigente conteneva un codice di accesso di massimo livello.
Arrivata al suo laboratorio indossò il camice e da un cassetto prese un chip rfid inattivo che veniva usato per le presentazioni alla stampa. Lo nascose in un guanto di lattice. Frugò nella borsetta e prese il rossetto. Notò che per fortuna aveva il cappuccio metallico dorato che si infilava in un altro tubetto metallico. Tolse il rossetto all'interno e lo getto nel bagno del laboratorio e si avviò verso la clinica interna.
Durante l'autopsia venne estratto il chip. Ellen per esaminarne le condizioni lo prese e per pulirlo si avvicinò ad un lavabo voltandosi di spalle rispetto al personale medico presente nella sala. Con un'abile mossa estrasse dal guanto il chip identico, inerte, che usavano per le presentazioni al pubblico del prodotto. Estrasse il tubetto di rossetto per le labbra, svuotato dal contenuto. Il tubetto metallico avrebbe isolato il chip dagli scanner che lo attivavano trasmettendo onde elettromagnetiche.
Se non lo avesse fatto, allontanandosi dalla sala delle autopsie, ogni porta si sarebbe aperta registrando la presenza dell'importante dirigente nel computer centrale. Cosa evidentemente impossibile, visto che era deceduto.
Tornò verso il tavolo delle autopsie e porse il falso chip al medico senza che sospettasse nulla. La prassi era che il chip dopo essere stato esaminato venisse distrutto cremandolo assieme alla salma.
Ellen sapeva che il codice di autenticazione del chip sarebbe stato disabilitato ma sapeva anche che lo avrebbero fatto senza fretta, dopo qualche giorno.
Con una calma che non sapeva di possedere, passò la giornata lavorativa svolgendo i soliti compiti. Solo di tanto in tanto, lanciava uno sguardo alla sua borsetta con il tubetto di rosseto e il chip rfid del dottor Miller in esso contenuto.
Quella sera tornò a casa e dopo aver cenato con la figlia Susan, disse che tornava in ufficio per un lavoro straordinario da finire.
Malgrado Susan avesse quasi 10 anni, Ellen non si fidava a lasciarla sola la sera e chiamò una baby sitter. Nel villaggio c'era un efficentissimo servizio di baby sitter, con ragazze disponibili 24 ore su 24.
Dopo pochi minuti una ragazza sorridente poco più che ventenne, suonò alla porta.
“ciao Linda”disse Ellen ricambiando il sorriso e continuò “sono contenta che l'agenzia abbia mandato te, Susan ti adora”
“grazie signora” rispose la giovane ragazza arrossendo un po'.
Ellen uscì tranquilla, nel villaggio, isolato dall'esterno, non c'erano pericoli di nessun tipo.
Tornò verso la palazzina della Mindtech, stavolta usando l'auto.
Come sempre, quando si avvicinò alle porte scorrevoli in cristallo del palazzo che ospitava gli uffici, queste si aprirono automaticamente, riconoscendo il chip rfid impiantato nella fronte di Ellen.
Certo il computer centrale avrebbe rivelato la sua presenza nell'edificio ma non era strano che a volte facesse degli staordinari.
C'era anche un vigilantes per il turno notturno che controllava tutto il palazzo da uno stanzino pieno di monitor.
Era un ex poliziotto grasso e non molto alto, che considerava quel lavoro tranquillo come un dono divino.
"Buonasera dottoressa Carter" disse il vigilantes da dietro una parete in cristallo con un sorriso e continuò "Stasera si lavora fino a tardi?"
"Ciao Mark, si purtroppo ho delle scadenze da rispettare" rispose Ellen in tono triste.
"Buon lavoro allora" il vigilantes la saluto con una mano.
Ellen ricambiò il cenno di saluto e rapidamente si mosse verso un ascensore che l'avrebbe portata al penultimo piano, dove c'era il suo ufficio.
Entrò nel suo ufficio e dopo essersi tolta il soprabito, gettandolo su una poltroncina, prese la borsetta e si diresse alla toilette.
Sapeva che il bagno era senza telecamere e l'agente, ammesso che la sorvegliasse, non avrebbe potuto vedere cosa stava facendo. Apri la borsetta e ne trasse un cerotto, simile a quelli usati per le piccole ferite. In realtà era un modello speciale che usavano solo nei laboratori quando c'era la necessità di isolare il chip che tutti portavano sulla fronte. In alcuni esperimenti infatti si volevano evitare interferenze dovute alla presenza di troppe persone con troppi chip in una stanza.
Ellen col viso rivolto allo specchio, si sistemò il cerotto nell'angolo destro della fronte, appena sotto l'attaccatura dei capelli. In quel modo la sua presenza non sarebbe più stata registrata dai sensori. Estrasse dalla borsetta il contenitore del rossetto dove aveva nascosto il chip dell'alto dirigente deceduto il giorno prima.
Senza aprirlo uscì dal bagno, prese una cartellina di documenti e si diresse verso una vicina sala riunioni.
Sapeva che se ci fosse stato un controllo sarebbe stato imprudente usare il computer del suo ufficio. Meglio usare quello della sala riunioni, a cui avevano accesso molte persone.
Quando arrivò di fronte alla porta della sala, la serratura non si aprì. Buon segno, pensò Ellen, lo scanner della porta non aveva rilevato la sua presenza. Il cerotto isolante funzionava.
Le bastò togliere il cappuccio metallico dal contenitore del rossetto per sentire il click della serratura che scattava. Il chip del dirigente deceduto funzionava ancora. Ellen si sentì rassicurata, tutto andava come previsto. Doveva fare presto, non conosceva il funzionamento del sistema di riconoscimento in tutti i suoi dettagli. Forse non avevano previsto un controllo automatico nel caso di uso di un chip di una persona deceduta. Non era un caso frequente e inoltre tutti i chip venivano espiantati e distrutti, non serviva controllare che venisse usato dopo la morte di chi lo portava. O almeno così Ellen sperava.
La luce nella sala riunioni si accese automaticamente e Ellen si diresse ad uno dei numerosi computer presenti nella sala.
Accese il pc e questo riconobbe immeditamente chi aveva davanti, mandando un messaggio di saluto al dirigente deceduto. Ellen aprì con calma la cartellina porta documenti che si era portata dietro.
Sapeva che la guardia all'ingresso si sarebbe accorta dell'accensione delle luci nella stanza. Ma avrebbe visto solo Ellen che lavorava con dei documenti sul tavolo.
Ellen ora aveva accesso a tutti i documenti registrati sul server centrale. Non poteva leggerli tutti per cui si limitò a copiarli su una memoria usb che si era portata dietro.
Ci volle un po' di tempo, perché si trattava di alcuni gigabyte di dati, principalmente documenti di testo, ma anche fotografie e filmati che Ellen non aveva mai visto prima.
Fece finta di lavorare sui documenti che aveva portato nella sua cartellina, per non insospettire la guardia, nel caso l'avesse osservata.
Continuò ancora per un po'dopo il termine della copia dei dati cercando di non mostrare nervosismo.
Ritornò poi nel suo ufficio, andò alla toilette si tolse il cerotto isolante dalla fronte, gettò il chip rfid del dottor Miller a terra, lo schiacciò con una scarpa e getto i pezzi nel wc. Indugiò ancora nel suo ufficio per alcuni minuti.
Poi senza fretta rimise i documenti dentro la cartellina e si diresse con calma verso l'uscita.
Si sentiva un po' nervosa, non si trovava proprio a suo agio nei panni della spia. La guardia stava guardando una partita di football americano in una piccola tivù all'interno della sua stanzetta con le pareti in vetro.
Quando quando Ellen le passò di fronte le rivolse solamente un saluto distratto.
Appena uscita, tirò un sospiro di sollievo.
Prese la sua auto e si diresse verso la sua vicina abitazione. Come al solito il portoncino si aprì registrando la sua presenza.
Trovò la baby sitter in soggiorno, sola, seduta sul divano a guardare un programma tv.
La ragazza si alzò prontamente e si rivolse ad Ellen “Ho messo a letto Susan, era molto stanca, si è addormentata dopo solo due strofe della sua fiaba preferita”.
“Grazie Linda, puoi andare.” rispose Elen che però aveva percepito un’incertezza nella voce della ragazza. “Vuoi che ti accompagni in auto? “ chiese Ellen.
“Grazie non c'è bisogno signora. Ho la mia auto qui vicino nel parcheggio del centro commerciale” rispose la ragazza e si avviò verso l'uscita. Non ci fu bisogno di pagarla, anche lei come tutte le altre persone che avevano accesso al villaggio, aveva innestato in fronte, un chip rfid. Alla sua uscita il computer avrebbe registrato automaticamente il suo tempo di permanenza nella casa e le avrebbe accreditato il suo compenso direttamente sul suo conto bancario.
Uscita la ragazza, Ellen si diresse al piano di sopra, socchiuse lentamente la porta della cameretta della figlia, stando attenta a non fare rumore. Nella penombra, vide le coperte gonfie sul suo lettino dall'altra parte della stanza e richiuse con la stessa cura la porta della cameretta.
Rassicurata, Elena si diresse verso il suo studio.
Non accese il moderno computer che aveva sulla scrivania, ma andò verso la libreria e si chinò per prendere un vecchio computer portatile in un ripiano in basso. Infatti sapeva bene che tutti i computer esistenti nel villaggio erano collegati in rete, mentre quel vecchio pc, non aveva nessuna connessione. Non si fidava infatti a leggere il contenuto della chiavetta usb sul computer collegato in rete.
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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


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Inserito il - 28/05/2019 : 11:37:23  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A questo punto della storia grande spazio per l'immaginazione. Una strana morte forse un omicidio alienando la mente dell'autista tramite il chip.
La dottoressa potrebbe essere scoperta dal pc centrale perchè cmq hanno inserito la data del decesso del dott. Carter quindi quest'ultimo non poteva
fisicamente accedere al pc..... mumble mumble..... vediamo cosa tira fuori l'autore nei prossimi paragrafi.
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gizeta
Utente Attivo


Piemonte


654 Messaggi

Inserito il - 28/05/2019 : 13:23:34  Mostra Profilo Invia a gizeta un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bravo Andrea. Grazie
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tarmax
Utente Medio


Piemonte


170 Messaggi

Inserito il - 29/05/2019 : 15:16:46  Mostra Profilo Invia a tarmax un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
complimenti.
ispirato al grande Ballard?
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 29/05/2019 : 16:31:25  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
No a Clive cussler
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microchip
Utente Attivo


Veneto


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Inserito il - 29/05/2019 : 18:12:35  Mostra Profilo Invia a microchip un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bello, di cussler li ho divorati tutti adesso appena finisco gli ultimi due di daniel silva comincio i tuoi

Roberto
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Bilbo
Utente Medio



Friuli-Venezia Giulia


368 Messaggi

Inserito il - 29/05/2019 : 18:17:56  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Che bello!
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 30/05/2019 : 00:24:55  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
grazie ancora a tutti.
si prosegue...

Il portatile era molto vecchio e si accese con estrema lentezza. “Sarà un lavoraccio”pensò Ellen, “ma sono per la maggior parte file di documenti e anche questo PC non dovrebbe avere difficoltà a leggerli”.
Il materiale era tantissimo, diviso in cartelle, con dei nomi che Elena non aveva mai sentito.
La prima cartella che aprì, fu la cartella “Mappe”. All'interno trovò i progetti di costruzione del centro in cui lavorava. Negli elaborati erano però indicati dei piani sotterranei di cui Elena ignorava l'esistenza. Dai disegni sembrava che l'intera collina su cui sorgeva il centro studi forse attraversata da gallerie e ampi locali sotterranei. Ellen si chiese a cosa potesse servire tanto spazio, che segreti potesse contenere.
C’erano anche le fatture del materiale per la costruzione del centro. Ellen le esaminò superficialmente e notò l'acquisto di costosi strumenti scientifici che non aveva mai visto nei laboratori della Mindtech.
Evidentemente c’erano dei laboratori segreti, ben attrezzati, nel sottosuolo. Non riuscì a capire chi vi avesse accesso e in che modo.
Un'altra cartellina attirò l'attenzione di Ellen. “Progetto mk-ultra” Conosceva quel nome, “mk-ultra” era il progetto iniziato dalla CIA negli anni 50 per tentare il controllo della mente umana con la somministrazione di allucinogeni come il famoso LSD, o per mezzo di costrizioni fisiche e pressioni psicologiche estreme. Ricordò che sulla stampa aveva letto diversi articoli sul cosiddetto “Candidato Manciuriano” il sicario perfetto, una persona inconsapevole che era stata condizionata ad uccidere al ricevimento di un segnale. Purtroppo la CIA, prima che venisse reso pubblico il progetto, distrusse gran parte del materiale sugli esperimenti effettuati, in un gran parte illegali e a volte compiuti all'insaputa dei soggetti sottoposti agli esperimenti.
Ellen conosceva abbastanza bene la storia del progetto mk- ultra, in quanto il suo lavoro sui chip rifid era spesso associato a tali sperimentazioni e in più occasioni le era stato chiesto di parlare con i giornalisti per spiegare che le ricerche della società per cui lavorava avevano obiettivi del tutto diversi.
I documenti che trovò nella cartellina le erano però del tutto nuovi.
Vi erano molte foto, in bianco e nero, probabilmente risalenti agli anni anni 50, che Ellen faceva fatica a guardare. Ritraevano persone sottoposte ad esperimenti di elettroshock, altre con addosso camicie di forza e in evidente stato di alterazione mentale.
Tutte però sembravano emanare sofferenza, tanto che Ellen dopo un po' si rifiutò di aprirne altre.
Vi erano rapporti medici sugli effetti della somministrazione di LSD, sugli effetti dell’ipnosi e delle violenze fisiche associate alla droga.
Per ultimo esaminò una cartella dal nome curioso “progetto Mirror”.
Era piena zeppa di documenti scientifici, in gran parte riguardanti la genetica. Ellen era una biologa ma riusciva a comprenderne una minima parte.
C’erano anche delle foto, la maggior parte riguardava i corpi nudi di due persone su dei lettini uguali a quelli di un ospedale. Ma in realtà era difficile definirle due persone perchè erano esattamente identici, come dei gemelli omozigoti.
“Non è possibile.... che facciano esperimenti di clonazione umana?” pensò Ellen nauseata. La stanchezza stava prendendo il sopravvento e decise di continuare con calma la lettura nei giorni successivi.
Mentre si spogliava per andare a dormire, si rese conto che non poteva lasciare la chiavetta usb con i dati incustodita.
Non sapeva se i suoi impegni l’indomani le avrebbero permesso di leggere, per cui doveva trovare un nascondiglio sicuro.
Si ricordò di quando Andrea, che aveva lavorato per qualche anno come insegnante in una scuola carceraria , forse un pò per fare colpo con una stranezza o per divertirla, le aveva detto : “Oggi i miei alunni mi hanno raccontato qual è il modo più sicuro di nascondere il bottino di una rapina. Basta è mettere i soldi in un barattolo di vetro per i podori e poi sotterrarlo. Si conservano per decenni, quando escono di prigione basta ricordarsi bene dov'è stato seppellito il barattolo”.
Ellen non aveva bisogno di conservare la chiavetta per anni, le venne comunque istintivo guardare fra i contenitori di creme che usava giornalmente . C’era un vasetto di vetro quasi vuoto di forma cilindrica che sembrava adattissimo.
Lo ripulì e ci mise la chiavetta. Aprì la porta che portava in terrazza
e di nuovo si ricordò di Andrea e della sua passione per le rose. Aveva una bella pianta di rose fiorite in un grande vaso. Non le fu difficile seppellire il piccolo vasetto nella soffice terra del vaso. Finalmente potè andare a dormire meno preoccupata.

8 Epilogo per Ellen

La sveglia elettronica si attivò puntuale alle 7.
Ellen scese in cucina e cominciò a peparare la colazione per se e per Susan. Di solito Susan si svegliava affamata e non era necessario buttarla giù dal letto. Però quella mattina non si vedeva ne si sentivano rumori dal piano superiore.
“Susan, scendi o farai tardi a scuola” disse con voce stentorea Ellen.
Non ottenne però nessuna risposta.
Preoccupata salì verso la cameretta di Susan.
Aprì la porta e vide che Susan
sembrava ancora sotto le coperte.
“Susan stai male?” disse Ellen avvicinandosi al letto.
Quando però fu molto vicina fu presa dal terrore. Sotto le coperte c’era solo un cuscino.
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leonardix
Utente Master



Lazio


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Inserito il - 30/05/2019 : 10:40:26  Mostra Profilo Invia a leonardix un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Bello, letti tutti d'un fiato! Complimenti!

www.leonardix.altervista.org - pagina FB
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 30/05/2019 : 12:42:06  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie leonardix
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 31/05/2019 : 00:56:22  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando

Poche righe anche oggi....

La mente di Ellen prese a funzionare in modo frenetico. Capì che Susan non era nel letto dalla sera precedente.
Fece numerose ipotesi, prima in maniera confusa, poi con estrema rapidità si sistemarono nella sua mente come le tessere di un puzzle che vanno al loro posto.
La stavano sorvegliando, chissà da quando, si era illusa di essere libera. Probabilmente si erano accorti della sua intrusione nel sistema la sera precedente e avevano minacciato la baby sitter per portare via Susan. Oppure anche la baby sitter era complice e faceva parte dei suoi sorveglianti.
Non che cambiasse un granchè, la sua Susan era sparita.
Si impose di restare calma. Cosa doveva fare? A chi poteva rivolgersi?
Non era sicuro rivolgersi a qualcuno all’interno del villaggio, tutti avevano un chip rfid sottopelle e quindi tutti erano controllati, o peggio condizionati in qualche modo per lei ancora sconosciuto.
Decise che la cosa migliore da fare era denunciare la scomparsa della figlia, ma non alla polizia privata interna al villaggio ma alle autorità esterne. Bisognava quindi prendere l’auto e andarsene da lì. La sua casa, il luogo che avrebbe dovuto proteggere lei e sua figlia si era rivelato una trappola.
Era attanagliata dalla paura e dai dubbi..., e se non fosse riuscita ad arrivare al posto di polizia esterno al villaggio?
E se anche i poliziotti esterni si fossero rivelati corrotti dai soldi della Mindtech?
Se l’avessero presa chi si sarebbe occupato di sua figlia?
Ovviamente c’era anche il padre di Susan, Andrea Boschi, che però neanche sapeva di esserlo.
Vide una foto di Susan in una cornice portafoto. Era recente, risaliva alle vacanze pasquali. Susan nella foto era sorridente e allegra.
Ellen tolse rapidamente la foto dalla cornice e l’infilò nella borsetta.
Prese le chiavi dell’auto e il celluare. Si fermò un attimo con il cellulare in mano, pensò che sicuramente era sotto controllo e lo tirò contro il muro mandandolo a pezzi.
Si impose di restare calma, uscì, salì in auto e si diresse verso l’uscita del villaggio. Il cartellone pubblicitario di un negozio di articoli sportivi ed armi nel centro commerciale del villaggio le fece venire un’idea. Si era ricordata della passione per il tiro con l’arco del padre di Susan.
Acquistò una freccia, il modello più costoso, arrotolò la foto della figlia e dopo aver scritto di nascosto poche parole sul retro della foto l’inserì nell’interno cavo della freccia rimuovendo la cocca.
Si rivolse al commesso dicendo che era un regalo e chiese di poterla spedire. Il commesso si mostrò piuttosto stupito dalla richiesta, non gli era mai capitato di spedire una singola freccia.
Però vista l’insistenza della cliente l’accontentò.
“Devo mettere il mittente?” chiese il commesso?
“No, è una sorpresa” disse Ellen. In realtà temeva che il suo pacco fosse fermato e esaminato se vi compariva il suo nome.
Non era tranquilla, si sentiva sorvegliata, sapeva che si poteva rilevare la posizione di ogni persona nel villaggio e chissà quante telecamere l’avranno inquadrata o magari la stavano inquadrando proprio ora.
Ma non poteva farci nulla, anzi si chiedeva perchè ancora nessuno
l’avesse fermata.
Risalita sull’auto si avviò all’uscita del villaggio.
Il villaggio, completamente isolato dal mondo esterno da un’alta recinzione, aveva diverse uscite. La principale, verso cui si stava dirigendo Ellen, era costituita da una barra metallica ad azionamento automatico sorvegliata da una guardia. Vicino c’era anche una palazzina con un ampio parcheggio. Era la sede
della sicurezza interna del Mindtech Village. Solitamente la barra di controllo si alzava automaticamente all’avvicinarsi delle auto. Il sistema di chip rfid, associato a telecamere, permetteva un controllo rapidissimo da parte del computer centrale dell’identità delle persone nell’auto. Solo se risultava che nell’auto c’erano persone esterne al villaggio la barra non si alzava e interveniva il controllo degli addetti alla sicurezza.
Ellen si avvicinò alla barra ma contrariamente al solito questa non si aprì. Fu presa dal panico e pensò di sfondarla. Provò ad accelerare ma l’auto si spense. Non controllavano solo le persone al Mindtech Village. Due addetti alla sicurezza si avvicinarono all’auto e quando Ellen abbassò il finestrino per parlargli, la guardia senza dire una parola spruzzò uno spray dentro l’abitacolo. Ellen non fece in tempo a dire nulla, solo un breve colpo di tosse e tutto si fece nero.
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 01/06/2019 : 01:07:59  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
vado sempre avanti, ma tra un po' farò una lunga pausa temo :-(

Ellen si risvegliò con un forte mal di testa. Era confusa, faticava ad avere pensieri coerenti.
Si guardò attorno, provò a muoversi ma non ci riuscì, la luce era accecante, di un bianco freddo innaturale. Era in una stanza completamente bianca, senza finestre e con un’unica porta.
Lentamente focalizzò la sua posizione. Era legata ad una seggiola metallica al centro della stanza. Non indossava più i suoi vestiti ma solo un camice bianco. Alzando lo sguardo vide una telecamera, nessun altro segno di presenza umana.
Era così confusa da non avere la percezione esatta del passare del tempo, e quando sentì una voce non seppe valutare quanto tempo era passato dal suo risveglio.
“Buongiorno dottoressa Carter” la voce era tranquilla, aveva un accento straniero ma Ellen non riuscì ad indovinare la nazionalità del suo interlocutore. Sicuramente europeo, olandese o tedesco. Proveniva da un qualche altoparlante che Ellen non riusciva ad individuare.
“Mia figlia Susan…” Furono le prime parole di Ellen
“Non si preoccupi, sta bene” rispose la voce.
“Chi è lei? Dove sono? “ chiese Ellen
“Meglio che non ci siano contatti diretti, mi creda. Ci è stata molto utile dottoressa Carter, la ringrazio. Peccato non poterla più utilizzare” disse la voce con falso ossequio.
“Non riesco a capire” rispose Ellen
“Lei è stata uno dei primi soggetti sottoposti ad osservazione. E' sempre stata sotto sorveglianza anche se non se ne è mai accorta. Ci siamo decisi a intervenire quando il computer ci ha segnalato che era entrata fuori orario di lavoro nella palazzina uffici. Di per se non era allarmante ma ad un certo punto il segnale del chip rfid che ha sulla fronte è scomparso dai monitor e ciò non è possibile. A quel punto l'abbiamo lasciata fare per controllare le sue intenzioni. Il resto della storia lo conosce.”
Ci state trattando tutti come cavie?” disse Ellen in tono duro.
La voce rispose “Lei ha innestato in fronte uno dei nostri chip rfid di prima generazione. Non l’abbiamo mai aggiornato, ci serviva un riscontro rispetto ai modelli più evoluti attuali. Una sorta di sperimentazione in cieco. Dovrebbe saper di cosa si tratta dottoressa” La voce che parlava aveva ora un tono di vaga soddisfazione.
“A che scopo una tale perversione?” chiese Ellen
“Se avesse fatto in tempo a leggere i file che ci ha sottratto saprebbe qual’è il nostro progetto. A proposito non siamo riusciti a trovare la chiavetta usb usata per sottrarci i dati, dove l’ha nascosta?” chiese la voce
“Fottiti!” fu la risposta immediata di Ellen
“Peccato dottoressa Carter, dopo tutti questi anni non ci è più utile.” “In verità,” disse dopo una breve pausa “non è del tutto esatto ci aiuterà in un’ultimo esperimento”
Il tono delle ultime parole era quasi di macabro divertimento. La voce cessò e la stanza si riempì di gas.
Ellen tossì e tento di non respirare ma fu tutto inutile. Dopo pochi attimi perse conoscenza.
Velocemente come era stato immesso, il gas si dissolse aspirato da potenti ventole.
L'unica porta della stanza si aprì ed entrarono due robusti infermieri con una barella su ruote, seguiti da quello che sembrava un medico in camice bianco. Era sulla quarantina, leggermente stempiato ma con i capelli ancora neri. Si muoveva sicuro, con un portamento da militare.
“ Che ne facciamo signore?” Chiese uno degli infermieri rivolgendosi al medico come se fosse un militare di grado superiore.
Il medico parve essere incerto ma poi disse “Portatela nella sala dei backup, ci ha servito bene per molti anni, anche se ignorava le vere finalità del nostro lavoro. Forse in futuro potrà ancora tornarci utile.”

Quando si svegliò per la seconda volta Ellen credette di aver sognato. Nel sogno era su un lettino di un ospedale, una strana apparecchiatura si muoveva lentamente sopra di lei, le ricordava quella volta in cui per una caduta era stata sottoposta ad una TAC.
Ora però era vestita con i suoi abiti e si trovava in un grande prato, diviso da una staccionata di legno alta poco più di mezzo metro.
Guardò oltre la staccionata e vide Susan che giocava. La bambina vide la madre e agitando le braccia la chiamò : Mamma, mamma vieni! Però c’erano dei particolari che non quadravano. La voce di Susan sembrava non provenire da lei ma rimbombava nella testa di Ellen.
L’immagine sembrava quella di un sogno, bellissima ma sfocata e irreale.
“Mamma, mamma vieni, qui è bellissimo” ripetè ancora Susan.
Ellen abbandonò ogni precauzione, troppo felice di aver ritrovato la figlia.
Saltò la staccionata e improvvisamente gli mancò il terreno sotto i piedi.
Pochi attimi e fu tutto buio. Il suo corpo giaceva sfracellato ai piedi della palazzina di uffici della Mindtech.
Alcuni testimoni dissero di averla vista in piedi, con sguardo stravolto, ferma sul bordo del tetto a terrazza della palazzina uffici.
Poi improvvisamente l’hanno vista saltare il parapetto e cadere nel vuoto. Non c’era nessuno con lei, un evidente caso di suicidio.

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Miky75
Nuovo Utente


Puglia


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Inserito il - 01/06/2019 : 09:41:13  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ho appena letto gli ultimi due paragrafi. Bravo Andrea continua così.
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


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Inserito il - 02/06/2019 : 00:11:12  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie miky75

Si va avanti, piano ma si prosegue

9 Gradara, oggi.

Andrea e Marco rimasero per un pò in silenzio leggendo la notizia che appariva sullo schermo del computer.
"Suicidio di una nota ricercatrice della Mindtec ltd.
Mindtech Village, contea di Santa Barbara, 10 aprile. La dottoressa Ellen Carter conosciuta ricercatrice di 38 anni presso la Mindtec ltd si è tolta la vita nella mattinata di ieri gettandosi dal decimo piano di una palazzina dei laboratori e uffici della società per cui lavorava. Le autorità hanno aperto un'inchiesta, ma sembra che non ci siano dubbi sulla natura della morte per suicidio. Gli amici e i colleghi di lavoro hanno riferito che negli ultimi tempi la dottoressa Carter appariva nervosa e malgrado alcuni di loro avessero tentato di avvicinarla, lei aveva sempre rifiutato di parlare dei suoi problemi e ridotto al minimo i contatti umani.
La dottoressa Carter nell'ultimo decennio aveva avuto un ruolo importante nella ricerca sulla produzione di nuovi e innovativi chip Rfid. di cui la Mindtec ltd è leader mondiale"
"È terribile" disse Marco
"Già, qui però non fa cenno a familiari e neppure al fatto che avesse una figlia" rispose Andrea e continuò "Mia figlia!".
Andrea appariva sconvolto. Aveva scoperto di avere una figlia di dieci anni che non aveva mai visto e dopo pochi minuti la tragica notizia della morte della madre.
Andrea era di carattere molto razionale, calmo, di solito ponderava tutte le sue scelte, ma una situazione come questa era veramente troppo.
Marco non sapeva bene come comportarsi e rimase in silenzio.
Andrea si alzò in piedi e cominciò a camminare nervosamente per la stanza. La presenza di Marco era per lui svanita. Tutto per lui era scomparso avrebbe potuto trovarsi in una piazza affollata ma avrebbe ignorato tutti.
Marco capì che era il momento di lasciarlo un po’ da solo. Uscì dalla casa e iniziò a passeggiare nel giardino sul retro della casa senza allontanarsi, girando fra i cespugli di rose in fiore.
Dopo un quarto d’ora uscì anche Andrea. Aveva un’espressione tesa ma lucida.
“Marco, io devo partire. Devo trovare mia figlia” disse Andrea
“Non andrai solo” rispose Marco.

Pablo il pazzo.

Andrea non guardò a spese e prenotò un costoso volo diretto da Roma a Los angels in business class. Marco non chiese neppure di contribuire, sapeva che Andrea tramite Arianna, il computer più potente attualmente esistente, era molto ricco. L'aveva scoperto qualche anno prima durante un'altra avventura. Essendo Arianna onnipresente sulla rete poteva procurarsi fondi legalmente in centinaia di modi. Il modo che divertiva di più Arianna era giocare contemporaneamente su migliaia di siti di gioco online e di scommesse. Con le sue capacità avrebbe potuto vincere sempre ma per non destare sospetti si limitava a vincere poche migliaia di euro da ogni sito e depositare le somme a nome di identità fittizie un po' ovunque. Andrea non sapeva a quanto ammontassero realmente le somme a loro disposizione e in realtà non gli interessava neppure, si concedeva qualche modesto regalo extra ogni tanto e continuava a vivere come una persona normale.
Arianna invece aveva utilizzato parte di quei soldi per costruirsi la sua sofisticatissima interfaccia androide nel mondo reale. Probabilmente il suo corpo meccanico, virtualmente indistinguibile da quello di un umano vero, costava milioni di euro.
Questa volta però Andrea era partito senza dire nulla ad Arianna. Visto il suo recente comportamento non sapeva se avrebbe capito. In aereo Andrea passò ore a consultare mappe satellitari della zona in cui sorgeva il Mindtech Village sul suo pc portatile. Le aveva scaricate da casa e ora poteva consultarle off-line anche in aereo. Infatti il volo offriva una modesta connessione ad internet poco veloce che non gli sarebbe stata utile.
Marco approfittò della poca voglia di fare conversazione del suo amico per riposarsi per qualche ora.
Per fortuna in business class le poltrone erano ampie e totalmente reclinabili e dopo pochi minuti dalla partenza si addormentò.
Al risveglio trovò Andrea più rilassato che si beveva un vino rosso.
“Hai trovato il nostro Mindtech Village? Chiese Marco.
“Certamente, non è stato difficile, è in una zona piuttosto famosa” rispose Andrea. Nel vedere lo sguardo dubbioso di Marco continuò “ O meglio non è tanto la zona ad essere famosa tanto il fatto che è vicino al Neverland Valley Ranch”
“Il ranch di Michaeal Jackson? Peccato che sia morto, altrimenti potevamo andare a conoscerlo” scherzò Marco.
“Non è mai stato un mio idolo” rispose Andrea sorridendo “Comunque dovremo farci un po' di km, le mappe dicono che è a circa 230km a nord di Los Angeles, nella contea di Santa Barbara”
“Sono già stato in quella zona, il clima ricorda molto il nostro del centro Italia, vi si producono degli ottimi vini” commentò Marco.
“ Già, dalle immagini che ho visto sembra di essere in Toscana. E' anche una zona tranquilla non troppo distante da Hollywood e molte star del cinema hanno in quella zona le loro residenze principesche” rispose Marco.
“Hai pensato a come muoversi?” chiese Marco.
“All'aeroporto affitteremo un'auto. 230Km non sono tantissimi penso che in poco più di 2 ore dovremmo essere in zona. Il paese più vicino si chiama Los Olivos, nella Santa Ynez Valley. Voglio chiedere informazioni alla polizia locale.” rispose Andrea.
Il volo proseguì tranquillo, avevano ancora più di 6 ore di volo e stavolta fu Andrea che ne approfittò per dormire mentre Marco guardò un film.
All'arrivo noleggiarono un pick-up Dodge che in Italia sarebbe sembrato immenso ma in California sembrava diffuso come le utilitarie.
Fortunatamente Marco, la cui madre era svedese, parlava inglese come se fosse un madrelingua e anche Andrea parla un inglese fluente.
Il viaggio fu piacevole, in parte lungo la highway 101 per poi addentrasi su strade secondarie, con scorci di panorama fantastici.
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Miky75
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Inserito il - 03/06/2019 : 10:49:24  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
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andrea 104KG
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Inserito il - 03/06/2019 : 15:27:38  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Vi svelo un trucco. Tutto quello che scriverò sulla zona, compresi i nomi dei negozi sarà assolutamente reale ( tranne qualche licenza letteraria) basta infatti prendere google heart e praticamente vedi anche le insegne dei negozi preparatevi a sorprese elettriche in omaggio a jobike
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andrea 104KG
Utente Master


Marche


6403 Messaggi

Inserito il - 04/06/2019 : 00:41:04  Mostra Profilo Invia a andrea 104KG un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
un altro pezzetto...

Arrivarono a Los Olivos che più che una cittadina si rivelò un piccolo paese di villette basse, con poco più di mille abitanti.
A dispetto della scarsa popolazione la superficie occupata dalla cittadina era enorme. Ogni casa occupava quasi mezzo ettaro di terreno con il suo giardino ben tenuto. Essendo cresciuto in un fondovalle di pianura, senza penuria di spazi, le strade erano ampie e diritte e si incrociavano tutte ad angolo retto formando isolati perfettamente quadrati. Tutte le costruzioni erano in legno e raramente superavano i due piani d'altezza. Pur essendo un paese così piccolo il numero di locali dedicati alla degustazione dei vini locali era incredibile, ne contarono più di venti lungo la via principale della cittadina.
“Hai qualche preferenza?” disse Marco mentre guidava lentamente guardando in giro.
“Ovviamente no” rispose Andrea “se vogliamo fermarci per me un locale vale l'altro.”
Arrivarono in un ampio incrocio e sulla loro sinistra videro una costruzione in legno dipinta in giallo ocra e rifiniture bianche con l'insegna“Evan's Ranch” che ricordava un saloon dei film western.
“Quel locale mi piace” disse Marco e accostò il pick-up.
Attraversarono la strada ed entrarono nel locale. Non fecero caso alla figura di un vecchio malvestito e dalla lunga barba bianca che dormiva in una panchina sotto il porticato.
Il locale all'interno era una strano misto di moderno e antico. I mobili e il bancone, pur essendo nuovi, sembravano quelli di un saloon ma era illuminato da fari a led incassati nel soffitto. Nel complesso però l'effetto era molto piacevole.
Si sedettero ad un tavolo e una cameriera portò un menù o meglio una carta dei vini.
Scoprirono così che il locale era in realtà la rivendita di vini prodotti in un ranch dallo stesso nome sulle colline. La carta mostrava solo 6 qualità di vino, nessuna bottiglia costava meno di 50 dollari.
“Qui il vino è prezioso” disse Marco.
“Speriamo almeno la qualità sia all'altezza del prezzo” rispose Andrea e fece un cenno alla cameriera.
La cameriera si avvicinò “Che vino ci consiglia?” chiese Andrea.
“I nostri clienti dicono che il nostro chardonnay è fantastico” rispose la cameriera. “Vada per lo chardonnay allora.” e continuo “Senta vorrei chiederle un’informazione. Stiamo cercando il Mindtech Village sa dove si trova?”
La cameriera si rabbuiò un po’ e rispose “ E' a circa 15 miglia da qui sulle colline. Ma è gente strana quella. Nessuno li vede mai uscire in zona. Sono ricconi di Los Angeles che lavorano in città e tengono le loro famiglie li dentro per paura. Come se in questa zona ci fossero grandi pericoli….”
“Quindi non sa se è possibile entrare nel villaggio?” chiese ancora Andrea.
“Entrare li dentro? Ci hanno provato per gioco i ragazzi del paese e sono stati presi a fucilate” rispose la cameriera e si allontanò a prendere il vino. Era evidente che non gradiva parlare del Mindtech Village.
Marco e Andrea erano seduti a un tavolo vicino ad una finestra, aperta per il clima caldo della California, e improvvisamente sentirono una voce stentorea “il Mindtech Village, il posto del diavolo! Il suo numero è il 666! Ho visto cosa succede li dentro e ve lo posso confermare, è il nido della bestia!”
Si voltarono verso la finestra e videro il viso di un vecchio, con capelli lunghi e barba bianca, dallo sguardo allucinato.
Lo stesso che poco prima pareva dormire sotto il porticato.
La cameriera che nel frattempo si era avvicinata con un vassoio con due calici e una bottiglia di chardonnay lo sgridò a voce alta “Vattene Pablo non disturbare i signori!” e continuò rivolto a Marco e Andrea “Scusate, è un povero ubriacone con qualche problema di infermità mentale.”
A quel punto però Andrea si alzo e si sporse dalla finestra “signor Pablo, venga a bere un bicchiere con noi” disse rivolto al vecchio che era ancora li vicino.
La cameriera sembrò inorridire ma Marco fu lesto “Signorina ci porti un'altra bottiglia” e allungò cento dollari “e tenga pure il resto”. La ragazza si allontanò scuotendo il capo come chi pensa di avere a che fare con dei matti, ma non fece obiezioni all'ingresso del vecchio.
Pablo entrò barcollando, era magrissimo e a Marco ricordò l'immagine che aveva visto da bambino in un libro illustrato di Robinson Crusoe. Una persona tornata allo stato selvaggio e provata nello spirito dal lungo isolamento.
Si sedette e prima di dire qualsiasi cosa si scolò un intero calice di vino.
Con voce dolce Andrea iniziò a parlare “signor Pablo, veramente lei è stato dentro il Mindtech Village?”
“Certo che ci sono stato, ci ho lavorato come vigliantes e il diavolo mi ha lasciato il suo marchio, guardate qui!” Con una mano alzo i capelli sul lato destro della fronte, su cui si vedeva una cicatrice proprio sotto l'attaccatura dei capelli.
Il vecchio sembrò trasformarsi in un predicatore esclamando a voce alta “tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi riceveranno un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E' tal cifra seicentosessantasei.”
Poi riprese a bere dell'altro vino.
Marco disse sottovoce ad Andrea “E' completamente andato”
“No” rispose Andrea, “Ha citato un passo della bibbia, se ben ricordo nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni”
Andrea si rivolse di nuovo al vecchio, sempre con voce calma e suadente “Pablo, ci può raccontare la sua storia?
“Lì abita il diavolo, la bestia” disse di nuovo il vecchio e alzò lo sguardo verso Andrea e Marco.
Fu allora che i due si accorsero che in realtà la persona che avevano davanti era si provata dall'alcolismo e da evidenti problemi mentali ma osservandolo bene non era così vecchio come appariva.
Probabilmente aveva un'età non superiore ai 50 anni, anche se a prima vista sembrava averne più di settanta.
“Sotto la palazzina degli uffici, c'è l'ingresso dell'inferno” disse Pablo e continuò “Se sbagliate il comando e usate il numero del diavolo, precipiterete giù nel girone infernale. Laggiù il diavolo resuscita le anime dei morti e li condanna a un'esistenza senza fine, ai suoi ordini!”
Marco e Andrea si guardarono sconsolati, quello che diceva Pablo non aveva senso.
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